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Inchieste

San Leone, mercato etnico dell’artigianato o “della contraffazione”?

mercatino1Parola d’ordine: contrasto alla vendita di merce contraffatta. Sembrava essere questo il monito che solo pochi giorni addietro l’assessore comunale Franco Miccichè lanciava entusiasta di annunciare l’apertura a San Leone del mercatino dell’artigianato etnico.

Ben 80 stand “nuovi di zecca” su tutta l’area dell’ex eliporto con operatori, sottolineava la neo amministrazione comunale guidata da Lillo Firetto, tutti in regola con la normativa sul commercio ambulante che, secondo il regolamento predisposto dal Comune di Agrigento, si sono impegnati a non vendere merce contraffatta. Un impegno che la stessa amministrazione, teneva a precisare, sarebbe stata garantita attraverso i controlli del Comando dei Vigili Urbani.
Si parlava di “artigianato etnico”, ma più che artigianato sembrerebbe essere una fiera dell’artigianato del “falso”. Facilmente prevedibile, qualcuno dice, ma basta andare nel fine settimana nel suddetto mercato, per notare come sulle “bancarelle” vige l’illegalità più assoluta. Un mercatino che potremmo definire del “falso” legale. Eh sì, perché più che artigianato etnico, sulle bancarelle vi sono borse, scarpe, occhiali dei più noti marchi. Chiare contraffazioni che, è bene dirlo l’Amministrazione comunale nulla può, se non intensificare quei controlli che porterebbero al contrasto del fenomeno, evitando così la “beffa” di affidare stand a persone dedite alla vendita di beni e oggetti di chiara matrice illecita.

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