Scritte sataniche sulla chiesa di Santa Chiara: sfregiata a Canicattì la memoria del beato Livatino
Non una semplice bravata notturna, almeno per le modalità con cui è stata realizzata. A Canicattì un atto vandalico dai contenuti esplicitamente esoterici ha colpito alcuni luoghi del centro cittadino, arrivando fino al muro di cinta della chiesa di Santa Chiara, in via Svizzera, il luogo dove sono custodite le reliquie del beato Rosario Livatino.
A far scattare l’allarme, nella serata di venerdì, è stata la scoperta di alcune scritte realizzate con vernice nera. La segnalazione è arrivata al commissariato di Canicattì attraverso il sindaco Vincenzo Corbo, che ha denunciato quanto accaduto.
Gli agenti sono intervenuti inizialmente in via Guggino, dove hanno trovato graffiti dal contenuto apertamente riconducibile alla simbologia satanica e a riferimenti esoterici. Tra le frasi tracciate sui muri anche una firma inneggiante a una presunta organizzazione satanista.
Gli accertamenti hanno successivamente consentito di rilevare segni analoghi anche sul perimetro esterno della chiesa di Santa Chiara. La medesima tipologia di scritte e la stessa simbologia hanno fatto emergere un possibile collegamento tra i diversi episodi.
Particolarmente significativo appare l’obiettivo scelto dagli autori del gesto. La chiesa di via Svizzera non rappresenta infatti soltanto un edificio religioso, ma custodisce le reliquie del giudice Rosario Livatino, il magistrato canicattinese assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 e proclamato beato dalla Chiesa cattolica.
Proprio la scelta del luogo ha spinto gli investigatori ad approfondire la vicenda senza escludere, almeno in questa fase, alcuna ipotesi sulla reale matrice dell’azione. Saranno gli accertamenti a stabilire se si sia trattato di un gesto vandalico privo di ulteriori significati oppure di un’azione deliberatamente indirizzata contro un luogo particolarmente simbolico per la comunità canicattinese.
Sul caso sono ora al lavoro gli investigatori del commissariato di Canicattì. Tra i primi elementi che potrebbero rivelarsi decisivi vi sono le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nelle aree interessate. L’analisi dei filmati potrebbe consentire di ricostruire gli spostamenti degli autori e, soprattutto, di dare un volto a chi ha imbrattato i muri con le inquietanti scritte.
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