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Storia di ordinaria “inclusione”: famiglia agrigentina accoglie un minore extracomunitario

migrantiC’era una volta un giovane venuto da un paese lontano, non aveva nessuno, era solo, disorientato, spaventato perché non sapeva che lungo il suo cammino avrebbe incontrato gli operatori del centro di prima accoglienza “La mano di Francesco Onlus” di Favara, diretto dal dott. Lorenzo Airò, Giovanni Vetro e Giovanni Mossuto.

Il giovane extracomunitario, sbarca a Lampedusa lo scorso anno nel mese di marzo dopo essere scappato dalla Nigeria a seguito degli attacchi di Boko Haram; fu accolto, sfamato, rassicurato e gli fu indicata una strada: quella della scuola.

Una “via” di speranza per un giovane, oggi riconosciuto rifugiato politico e sottoposto per cinque anni alla “protezione internazionale”, che solo qualche mese prima ha visto con i suoi occhi la distruzione del suo villaggio ad opera dei ribelli.

Il ragazzo, di sedici anni, arriva ad Agrigento e comincia ad appassionarsi allo “studio”, grazie agli operatori della comunità “La mano di Francesco” e guidato dalla sapiente professionalità e umanità di una dolce professoressa di Italiano delle scuole medie: da allora il destino di entrambi non sarà più lo stesso! 

Un percorso di integrazione iniziato fin da subito, dove il minorenne si fa volere bene e apprezzare per le sue doti da insegnanti e “compagni”. Un destino “segnato”, quello del minore, dall’incontro di quella che poi diventerà la sua “famiglia”. La docente di Italiano si appassiona alla storia e all’umanità del giovane nigeriano e decide così di avviare l’iter per l’affido familiare. Un percorso iniziato dalla responsabile della struttura, la dottoressa Di Piazza e dall’assistente sociale, la dottoressa Ilaria Spoto che con l’ausilio amministrativo dei volontari di “Save the Children” e dei Servizi Sociali del Comune di Agrigento, riescono in poco tempo a realizzare il “sogno” dei protagonisti di questa storia, con la convalida del giudice tutelare dell’affido familiare per due anni.

In un periodo in cui si sente (e si abusa ndr) di un termine quale quello dell’integrazione, cioè all’adattamento reciproco tra accolto e accogliente, in questa storia si può parlarle di inclusione in cui la diversità culturale, religiosa, socio economico del singolo è stata riconosciuta, valorizzata ed è stata punto cardine per la costruzione di solidi legami affettivi. 

Roberto Campagna

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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