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Teatro, Aronica omaggia Pirandello con il suo “Vestire gli ignudi” – FOTO

Tutto esaurito al Teatro Pirandello di Agrigento. L’occasione è quella della prima di “Vestire gli ignudi” di Pirandello, con la regia di Gaetano Aronica.

L’opera, scritta nel 1922 dal drammaturgo agrigentino, narra le vicende di Ersilia, governante della residenza del Console Italiano a Smirne. La giovane, a seguito della rottura del fidanzamento con il tenente di vascello Laspiga, cede alle avances del Console Grotti. A causa di ciò, la figlia dello stesso muore in un fortuito incidente e ciò determina l’allontanamento di Ersilia da parte della moglie del Console.

Ersilia, in mezzo ad una strada, finisce prima nel vortice della prostituzione, in seguito tenta il suicidio ed infine, nell’estremo tentativo di redimere la sua immagine, rilascia un’intervista ai giornali confessando pene d’amore quali causa della sua disperazione. Sarà poi lo scrittore Ludovico Nota ad interessarsi a lei, sia professionalmente che sentimentalmente, ma per Ersilia non c’è pace e sembra quasi che le sue disgrazie siano indispensabili a lavare gli errori altrui.

Un dramma estremamente moderno in cui persone/ personaggi sentendosi nudi ed insignificanti, vestono i panni, anche laceri e sporchi, che gli altri gli fanno indossare. Una “innocente” Ersilia quella interpretata da Claudia Gusmano, un “uccellino” quasi da proteggere che incanta ed inganna l’eccezionale e di mestiere Andrea Tidona, nella parte di Ludovico Nota, un profondo Gaetano Aronica nel ruolo del Console Grotti.

Non hanno sfigurato tra questi “grandi” del teatro, Barbara Capucci, sensuale e controversa nel ruolo dell’ambigua padrona di casa, un convincente Fabrizio Milano nel ruolo del Tenente di Vascello e un frizzante, Stefano Trizzino nel ruolo del giornalista, che ha dato un tocco di colore allo spettacolo.

Una scena quella del “Vestire gli ignudi” di Aronica, avente come tema centrale una vetrata/finestra, che fa filtrare la vera realtà, posta al di là dei vetri spesso in modo distorto, proprio così sono i personaggi “vestiti” di un perbenismo non insito nel loro stesso animo.

Un finale, quello con Ersilia, “spogliata” del suo “abitino” di fidanzata, governante, amante, vittima, ma con indosso solo il suo, quello più vero quello che suscita il “silenzio” tanto ricercato dal personaggio dai tanti volti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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