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Un anno fa l’omicidio di Lorena Quaranta

Un tragico risveglio per Favara quello del 31 marzo 2020. La notizia, appresa dai giornali on line, veicola e si diffonde in un baleno tramite i social. “Questa mattina a Furci Siculo un piccolo paese in provincia di Messina si è consumato un omicidio, un efferato femminicidio. Vittima una giovane donna, una studentessa in medicina prossima alla laurea, uccisa dal suo fidanzato”.

A morire strangolata dall’uomo che la doveva amare e proteggere, Lorena Quaranta, 27 di Favara, strappata alla vita dal suo fidanzato Antonio De Pace, calabrese di Vibo Valenzia.

Alla notizia il cielo è caduto addosso non solo ai familiari di Lorena, ma a tutta la comunità di Favara e all’Italia intera, sgomenta per l’ennesimo, brutale femminicidio. Favara ha accolto a braccia aperte e con gli occhi gonfi di lacrime il corpo di Lorena. Lenzuola bianche ai balconi ed applausi al passaggio del corteo funebre.

Tante le iniziative volute e preparate, che non si sono potute svolgere a causa delle restrizioni per la pandemia da coronavirus. Ma in piazza Cavour, nel giardino della Biblioteca comunale è stata collocata una panchina rossa in suo ricordo.

Il 20 ottobre 2020, Lorena Quaranta, è stata proclamata dottoressa in Medicina e Chirurgia, dal Rettore dell’Università di Messina Salvatore Cuzzocrea, con la votazione di 110 e lode. La pergamena di laurea è stata consegnata, nel corso di una cerimonia in Aula Magna, alla famiglia di Lorena alla presenza fra gli altri, dei colleghi del Corso di laurea. La tesi di Lorena, intitolata “Immunodeficienze selettive: la candidiasi mucocutanea cronica”, è stata discussa dalla sua amica e collega Vittoria Patorno.

Un anno è passato da quel tragico 31 marzo 2020, ma il dolore è immutato. La bestia, solo così possiamo definire l’omicida, è stato accusato di omicidio volontario e premeditato. Nell’udienza preliminare il Gup ha rigettato l’istanza avanzata dai suoi legali, finalizzata a disporre una perizia psichiatrica sulla capacità del De Pace di intendere e di volere. Secondo la ricostruzione delle indagini, infatti, l’omicida ha colpito la giovane studentessa con un oggetto contundente per poi metterle le mani al collo e strangolarla, il tutto, ha contestato il PM Roberto Conte, con premeditazione e volontarietà.

Inizialmente De Pace ha parlato di una esplosione di rabbia e un raptus dovuto alla paura che lei lo avesse contagiato, eravamo in piena prima ondata di pandemia da coronavirus, e si è fatto trovare dai Carabinieri, da lui stesso avvertiti, coi polsi insanguinati, come avesse voluto uccidersi. Ma il tampone ne aveva rivelato la negatività.

Il processo è iniziato dinnanzi la Corte d’Assise di Messina, presieduta dal giudice Massimiliano Micali, con giudice a latere Giuseppe Miraglia. La famiglia di Lorena Quaranta è assistita dall’avvocato Giuseppe Barba e si è costituita parte civile, a loro fianco diverse associazioni anti violenza. La prossima udienza è stata fissata per il 16 giugno.

Lorena Quaranta resterà sempre viva nei nostri cuori.

Giuseppe Moscato – SiciliaOnPress

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