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Sabato 15 Agosto 2026

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Un capolavoro neoclassico compie duecento anni: il San Giovanni Battista di Girolamo Bagnasco a Campobello di Licata

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La splendida statua lignea di San Giovanni Battista, capolavoro dello scultore palermitano Girolamo Bagnasco, compie quest’anno duecento anni. Questa cifra tonda rappresenta un traguardo cronologico straordinario e una ricorrenza che merita di essere celebrata e ricordata con la massima attenzione. L’opera si configura come uno dei vertici assoluti della scultura lignea siciliana dell’Ottocento, un’epoca in cui la tradizione artigianale dell’isola seppe accogliere e rielaborare con straordinaria originalità i canoni stilistici del Neoclassicismo.

La ricorrenza del bicentenario non rappresenta soltanto un traguardo temporale, ma riaccende i riflettori su un’opera che ha già occupato una posizione di assoluto rilievo nel dibattito scientifico e nelle manifestazioni espositive della regione. Il valore e l’eccezionale forza espressiva di questo San Giovanni Battista erano già emersi chiaramente in occasione della mostra celebrativa “Girolamo Bagnasco a Militello – Mostra di statue lignee di Sicilia”, tenutasi dal 9 al 25 Agosto 2015, organizzata dalla dott.ssa Rita Di Trio.

Ospitato nella prestigiosa cornice del Museo d’Arte Sacra San Nicolò di Militello in Val di Catania — splendido comune del Val di Noto inserito tra i patrimoni dell’Umanità UNESCO — il simulacro si impose come il fulcro visivo e concettuale dell’intero percorso espositivo. In quel contesto, volto a celebrare lo scultore, ho avuto l’onore, insieme ad altri illustri colleghi, di intervenire in veste di relatore, presentando i frutti delle mie ricerche nel volume monografico “I Bagnasco: duecento anni di scultura lignea in Sicilia” (autore Calogero Brunetto, edito da Cerrito). Già allora, la scelta di porre questa specifica statua sulla copertina del saggio intendeva sancire la sua natura di “opera-manifesto” dell’intera dinastia scultorea. La statua che raffigura il Santo secondo la classica iconografia del “Precursore”, con portamento solenne, il tipico e tradizionale abito di cammello, parzialmente scoperto nel torace, regge da una parte il bàculo e dall’altra l’agnellino che mostra ai fedeli; il simulacro è comunque un vero capolavoro perché realizzato dal Maestro nella sua maturità artistica.

La scelta di San Giovanni Battista, quale patrono del paese, c’informa Francesco Nicotra, è connessa a due circostanze. La prima legata è alla costituzione del paese in università del 23 Giugno 1681, vigilia della festa di San Giovanni, la seconda come atto di ossequio al padre del feudatario, Raimondo Ramondetta Sammartino duca di Montalbo, di nome Giovanni.

Uno stralcio della bolla di erezione ad arcipretura della parrocchia San Giovanni Battista di Campobello emanata da mons. Andrea Lucchesi Palli, vescovo di Girgenti, recita “… Abbiamo pertanto ordinato la stesura di questa bolla di erezione da valere in perpetuo visto la congrua assegnazione dell’Ill.mo Duca Don Antonio Raimondo Sammartino padrone della terra di Campobello, fatta nella somma di quaranta once all’Arcipretura della Chiesa Madre di Campobello da eleggere, ed in seguito da presentare, con l’autorità ordinaria della quale siamo rivestiti, erigiamo e costituiamo quale perpetuo beneficio l’Arcipretura nella Chiesa Madre della terra di Campobello, consacrata a San Giovanni Battista, con tutti i diritti, privilegi, oneri ed onori spettanti”.

A conferma della devozione popolare verso il Santo Patrono, ancora oggi si conserva nella Chiesa Madre un’antichissima tela raffigurante San Giovanni Battista eseguita forse, per l’unico altare della parrocchia.

La statua di San Giovanni Battista, ispirata a quella di Antonello Gagini di Castelvetrano, fu eseguita più tardi. Le notizie storiche riferiscono che nel 1826, il Vicario Foraneo Giovanni Cammarata recatosi a Palermo comprò la statua di San Giovanni Battista giacente nello studio del Bagnasco senior (Girolamo) che l’aveva eseguita per un’altra chiesa. L’opera arrivò presumibilmente a Campobello da Palermo a Licata, tramite barca, come l’altra opera Maria Santissima del Rosario e di San Domenico, dello stesso scultore, pervenuta a Canicattì nel 1830 (da Anonimo di Casa Gangitano del 20 Giugno 1830), e poi con carro trainato da buoi fino alla sede definitiva.

Girolamo Bagnasco (Palermo, 1759 – 1832) è stato uno dei massimi esponenti della scultura lignea in Sicilia tra il Settecento e l’Ottocento. Capostipite di una celebre dinastia di artisti, si formò nel fervido ambiente culturale palermitano. La sua produzione si distingue per il superamento degli eccessi del tardo barocco e del rococò a favore di una progressiva adesione ai canoni del Neoclassicismo. Le sue opere, diffuse in numerose chiese dell’Isola, uniscono una rigorosa compostezza accademica a una profonda sensibilità espressiva e devozionale, caratterizzata da una straordinaria perizia tecnica e anatomica nel modellare il legno. Apparentemente, Girolamo Bagnasco si rivela molto vicino ai modi del Quattrocchi (ragion per cui molte opere sono state attribuite all’uno e viceversa), e per certi versi i due scultori sembrano avere radici artistiche comuni, specie il Bagnasco che nel primo periodo di attività risente pienamente del gusto tardo barocco, poi abbandonato in sintonia con l’evoluzione artistica dettata da una profonda ricercatezza della tecnica e dallo studio di artisti suoi contemporanei che avevano accolto i sussulti del neoclassicismo. Tale intuizione, lo renderà il più famoso artista dell’Ottocento in Sicilia, tanto da essere definito lo “scultore di Dio”. Secondo il giudizio del tempo, Bagnasco primeggiava nell’arte ed il Quattrocchi considerato un eccellente artista tuttavia “era secondo solo ai Bagnasco”. Girolamo, infatti, mirava alla perfezione e alla raffinatezza formale che esprime il carattere aristocratico dell’immagine sacra.

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Proprio la centralità storica e il prestigio accumulato dall’opera rendono oggi non più rimandabile un’azione coordinata per la sua salvaguardia. Nonostante lo scorrere del tempo e i due secoli di vita, la statua versa fortunatamente in un buono stato di conservazione generale, a testimonianza dell’eccellente fattura originaria e della stabilità strutturale del supporto ligneo. Nel tempo, però, sono stati operati azioni e piccoli interventi da pratica improvvisata che fortunatamente non hanno alterato la lettura corretta dell’opera.

Tuttavia, i segni del tempo sono evidenti sulla pellicola pittorica superficiale. Il simulacro necessita oggi di mirati interventi di restauro conservativo, focalizzati principalmente sul recupero e sulla ripresa delle dipinture. È fondamentale intervenire per mitigare e rimuovere la patina cromatica ossidata che, con gli anni, ha finito per offuscare la brillantezza originale. L’obiettivo di questo recupero non è puramente estetico: riprendere le originarie cromie neoclassiche significa restituire la leggibilità dei volumi, l’equilibrio dei chiaroscuri e quella purezza formale che Girolamo Bagnasco seppe imprimere nel legno.

I duecento anni del San Giovanni Battista non possono e non devono esaurirsi in una semplice ricorrenza sul calendario. Questo anniversario rappresenta un richiamo formale alla responsabilità collettiva: quella di tutelare un’eredità artistica che dalle botteghe palermitane dell’Ottocento è giunta fino a noi intatta nella sua bellezza, ma vulnerabile nei suoi strati superficiali.

I tempi sono maturi affinché le istituzioni, la comunità scientifica e gli organi di tutela uniscano le forze per promuovere quel cantiere di restauro di cui l’opera ha bisogno. Tutelare oggi questo capolavoro significa onorare la memoria di una stagione artistica irripetibile e garantire che questo eccezionale patrimonio dell’Ottocento siciliano possa continuare a raccontare la sua storia alle generazioni future. Consegnare la statua al domani nel pieno del suo splendore visivo è il modo più alto e concreto per celebrare i suoi primi due secoli di storia.

Calogero Brunetto

Storico dell’Arte e Presidente della Società Agrigentina di Storia Patria