Vincenzo Galluzzo: “Interpretare Gesù è stata una prova estrema. Il mio sogno? L’Oscar”
Dal cuore della Sicilia al grande schermo
Il successo de Il Vangelo di Giuda, diretto da Giulio Base, sta consacrando Vincenzo Galluzzo come uno dei volti più sorprendenti del momento. Siciliano, partito da Aragona con un sogno e tanta determinazione, oggi interpreta Gesù in un film che sta conquistando pubblico e critica. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il suo incredibile percorso, dalle strade di Aragona fino ai set internazionali. C’è qualcosa di antico e insieme sorprendentemente contemporaneo nello sguardo di Vincenzo Galluzzo. Forse è per questo che il suo Gesù, protagonista de Il Vangelo di Giuda di Giulio Base, sta colpendo pubblico e critica. Non è solo un’interpretazione: è un attraversamento, fisico e spirituale.
Galluzzo, dicevamo, arriva da Aragona, Sicilia profonda, terra di silenzi, natura e radici forti. Un luogo lontano anni luce dai set cinematografici. Eppure è proprio lì che nasce tutto.
Partiamo dall’inizio: quando hai deciso di lasciare Aragona?
«Subito dopo il liceo scientifico. In realtà volevo fare il chirurgo ortopedico, aiutare le persone. Poi ho iniziato a entrare nel mondo della moda e dello spettacolo. Avevo 17 anni quando mi proposero di partecipare a Il più bello d’Italia a Roma».
E lì cambia tutto?
«Sì, perché ho scoperto che si poteva studiare cinema. Per me, che venivo da un paese dove non ci sono nemmeno i semafori, era un sogno. Ho sempre avuto uno spirito impavido, ho deciso di crederci».
Come sono stati gli inizi nella Capitale?
«Ho studiato recitazione e ho iniziato come comparsa. Volevo capire l’ambiente. Piano piano sono arrivate le prime opportunità».
Quando hai capito che potevi farcela davvero?
«Quando ho iniziato a lavorare in produzioni più grandi, anche accanto a nomi internazionali come Liam Neeson. Lì ho capito che potevo puntare in alto».
A un certo punto decidi di partire per Hollywood…
«Sì, perché volevo diventare un attore internazionale. Dopo una settimana lì, il regista Mauro Borrelli mi nota e mi propone un provino per Gesù. È stato incredibile».
E poi arriva il film con Giulio Base
«Esatto. Giulio Base mi sceglie per Il Vangelo di Giuda. È stata la svolta».
Quanto è stato difficile interpretare un ruolo così importante?
«Tantissimo. Ho perso 15 chili in pochissimo tempo. Durante le riprese spesso non mangiavo, volevo rendere reale la sofferenza».
Anche fisicamente è stata una prova estrema
«Giravamo con un caldo fortissimo, rischiavo di svenire. Ma mi sono affidato al personaggio: la forza era l’amore».
Ti sei ispirato a qualche grande interpretazione del passato?
«Sì, al Gesù di Franco Zeffirelli e a quello di Mel Gibson. Dal primo ho preso la spiritualità, dal secondo la crudezza. Ma volevo qualcosa di mio ed ho cercato di unire spiritualità e realismo».
Che tipo di Gesù hai voluto rappresentare?
«Un Gesù universale. Non legato a una religione, ma all’amore per tutti».
Cosa ti ha lasciato dentro questa esperienza?
«Una spiritualità fortissima. Ho capito che la vita non è fatta di soldi o successo, ma di amore e connessione con gli altri».
Nonostante il successo, che rapporto hai con la tua terra?
«Aragona mi ha dato tutto: i valori, la famiglia, la fede. Senza quelle radici non sarei qui».
Qual è il tuo obiettivo oggi?
«Vincere l’Oscar. È il sogno più grande della mia vita».
E oltre alla carriera da attore?
«Vorrei diventare regista e fare film che possano trasmettere valori e migliorare le persone».
Che messaggio vuoi dare ai giovani?
«Credete nei vostri sogni, anche più dei vostri genitori. Poi dimostratelo con i fatti. Solo così potranno essere fieri di voi».
(foto di copertina by Calogero Morreale)

Foto Calogero Morreale 
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