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Cronaca Regioni ed Enti Locali

Violenze e sevizie a danno di migranti: la Polizia di Agrigento ferma tre nigeriani

Violenze e vere e proprie torture. Racconti choc da parte di alcuni migranti che hanno vissuto momenti da vero “incubo” nell’ex base militare “Casa Bianca” a Sabratah in Libia prima del “viaggio della speranza” verso l’Italia.

Tre i fermati dalla Squadra Mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi, tutti di origine nigeriana ai quali vengono contestati gravissimi crimini quali l’associazione per delinquere finalizzata alla tratta ed al traffico di esseri umani, sequestro di persona a scopo di estorsione, violenza sessuale, omicidio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si tratta di Godwin Nndum, di 42 anni, Bright Oghiator di 28 anni e Goodness Uzor di 24 anni, sbarcati a Lampedusa lo scorso 16 aprile.

Dopo un’ampia attività svolta dalla Polizia di Stato, alcuni dei migranti hanno parlato di violenze, omicidi, torture con benzina, ferri roventi sulla pelle e estorsioni. Ipotesi di reati aggravati dalla transnazionalità del reato, dalla disponibilità di armi, dal numero di associati superiore a dieci, dall’aver agito per futili motivi, dall’aver adoperato sevizie ed agito con crudeltà, dall’aver cagionato la morte in conseguenza di altro reato.

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I superstiti, hanno raccontato quella che può essere definita una vera e propria “prigionia”; racconti ritenuti attendibili dai pm palermitani che conducono l’inchiesta.

Tra le dichiarazioni raccolte, si evidenziano alcuni passaggi che testimoniano la gravità degli accadimenti per i quali sono stati fermati i presunti responsabili: “il giovane africano, da me indicato, quale autore, unitamente al libico *** dell’omicidio ai danni di mio fratello ***. Egli si è reso responsabile, altresì, di violenze anche sulla mia persona”; “Tali africani, armati di fucile e vestiti in abiti civili, erano spregiudicati. Picchiavano brutalmente e senza alcun motivo i migranti. Personalmente sono rimasto vittima, in più occasioni, delle loro inaudite crudeltà. Una volta mi hanno legato le gambe e poi mi hanno picchiato ripetutamente, con un bastone, nella pianta dei piedi, procurandomi delle profonde lesioni e una frattura, tanto da impedirmi nella deambulazione per circa tre mesi”.

I tre nigeriani, in attesa della convalida dei fermi, sono stati trasferiti al Carcere Petrusa di Agrigento.

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