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Cultura

“We Can Be Heroes” al Teatro Pirandello di Agrigento: quel fantastico one man show di Gaetano Aronica

Qualche anno fa a Roma conobbi un grande critico teatrale. Mi confidò: se vuoi scrivere quello che ti pare non farti accreditare come giornalista.

Paga il biglietto così se lo spettacolo non ti piace puoi lasciarti andare, non ti hanno mica fatto entrare gratis. Mi è sembrata una buona idea e così mi sono procurato i biglietti per andare a vedere lo spettacolo scritto e diretto da Gaetano Aronica. Ci eravamo visti al Premio Kaos. Aveva annunciato l’appuntamento al Teatro Pirandello, che presiede, il 2 e 3 febbraio, consegnando il riconoscimento alla brava e bella attrice Barbara Capucci come Eccellenza del territorio agrigentino, insieme al Direttore Artistico, Peppe Zambito. Come sempre ci siamo salutati ed abbracciati. Ho scritto subito in agenda la data. Ci tenevo tanto. Avevo capito dagli articoli scritti dal mio amico Luigi Mula che lo spettacolo prometteva bene.

Ed eccomi seduto in un palchetto pronto a vedere We Can Be Heroes un vero one man show di un artista che non finirà mai di stupirmi con la sua bravura. Sul palco insieme a Gaetano Aronica, piccole apparizioni, ma che lasciano il segno, di Silvia Frenda. E poi una band musicale fantastica: The Bluesensation Eletric Dreams. Un nome che è già tutto un programma. Mi ricorda i tempi in cui trasmettevo alla radio e passavo gli Eletric Light Orchestra. In questa banda, davvero notevole, ci sono musicisti molto dotati: Peppe Vita, Roberto Sciaratta, Ruben Russo, Luigi Gangarossa e anche un Contrammiraglio. Si chiama Vittorio Alessandro. Avevo scritto di lui qualche ora prima dello spettacolo citandolo per alcune sue affermazioni condivisibili sul tema dei migranti. E’ stato un grande uomo di mare con la passione per la musica. Succede. Ma io non sapevo che era la stessa incredibile persona, fino a quando un mio amico ingegnere Achille Furioso, non me ne ha fatto accorgere. Piccola parentesi, bella e incredibile. Ma torniamo allo spettacolo. A Gaetano e al suo spettacolo che lui stesso definisce: “una favola rock raccontata da un attore, una band e una donna che viene dal vento. La storia di un mondo piccolo e di grandi ideali, di drammi familiari, di padri e figli, segni del destino e di occasioni perdute…”
Si ride e si piange nel giro di pochi minuti. Succede quando l’attore e regista agrigentino, che rivendica le sue origini, giustamente, narra, da perfetto storyteller del rapporto con il padre e la madre. Del suo approccio con l’università. Di una tirata piccola ad un canna. Dei giudizi del padre e delle giustificazioni della madre. Politicamente scorretto ma piacevole. Il tempo scorre. Tutto sembra in piena sintonia con questi tempi. Sembra abolito il rapporto spazio-tempo. Gaetano Aronica corre su e giù per il palco. Cambia giacca, incita la band, accoglie Silvia Frenda, bella, puntuale, sensuale. Ma anche capace di gridare il dolore della moglie dell’agente della scorta di Borsellino.
E proprio a proposito del Giudice Borsellino sentire il racconto di chi lo aveva interpretato mi ha fatto ripensare a quell’intervista del 1991 alle sue parole, alla sua voce, alla sua paura, alla sua fermezza.

E poi l’altro racconto, quello del Presidente Aldo Moro. Avevo letto tutto e seguito tutte le fasi del suo rapimento, letto i suoi scritti, pianto dopo l’uccisione e il ritrovamento del suo cadavere. Lo spettacolo di Gaetano Aronica è scritto molto bene. In ogni sua parte. Ha il potere di lanciare messaggi, comunicare in maniera chiara dove siamo e dove stiamo andando. Ripensando al nostro passato fatto di piccole e grandi cose. Vivendo il nostro presente pieno di paure, in un mondo troppo cattivo ma dove non si possono perdere le speranze. L’attore e regista con semplicità ha parlato a tutti noi spettatori del talento. E di quanto ce ne vuole per guardare oggi con rispetto la Valle, e lasciarla per poi tornare e nel frattempo incontrare Pasolini, Sciascia, Pirandello, Voltaire e poi il Giudice Borsellino e il Presidente Moro. In mezzo il meritato successo.

Così come quel Contrammiraglio, Vittorio Alessandro, che in silenzio o cantando, con in mano una chitarra, non ci ha fatto capire che era lo stesso uomo della nostra Marina che ha gestito questioni importanti di politica militare, accolto i migranti, fatto le relazioni esterne e persino presieduto il Parco Nazionale delle Cinque Terre. Una cosa è vera: si può partire da Agrigento o da questa provincia, l’ultima economicamente e quella più vicina all’Africa. Farsi conoscere e apprezzare in Italia o all’Estero. Ma poi c’è sempre il desiderio di tornare e di far qualcosa. Qualcosa per dire io ci sono, e ci sarò anche se faccio altro. Anche se sono via. Ma ci sono. In questo mondo che cambia in fretta. In questo mondo dove l’arte non l’impari e la metti da parte ma puoi anche condividerla e farla apprezzare. Come hanno fatto Gaetano Aronica, la sua assistente alla regia, Arianna Vassallo, anche corista, l’attrice Silvia Frenda, e la Bluesensation Eletric Dreams. Ecco le emozioni che da un palchetto del Teatro Pirandello mi sono portato dentro. A Gaetano dico di mietere successi ovunque ma quello che sta facendo per il nostro territorio è indispensabile.

 

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