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	<title>A futura memoria - Scrivo Libero News</title>
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	<description>Il portale di Agrigento e provincia</description>
	<lastBuildDate>Sun, 24 Aug 2025 11:00:06 +0000</lastBuildDate>
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	<title>A futura memoria - Scrivo Libero News</title>
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	<item>
		<title>Amarcord: si riunisce la 3°F del Costa di Aragona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[L. M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 11:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A futura memoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Correva l&#8217;anno scolastico 1983/84. Dopo quattro decenni  si sono rincontrati gli ex alunni della 3ª F del plesso Andrea Costa di Aragona (AG), per il quarto anno consecutivo per la rimpatriata che riunisce quei ragazzi degli anni Ottanta.<span id="more-235578"></span></p>
<p>Mercoledì scorso, infatti, i vecchi compagni di classe  hanno scelto di riunirsi per condividere una cena speciale. Tra sorrisi, racconti e fotografie ingiallite dal tempo, la serata è scivolata via velocemente per gli amici di un tempo (A.Alfeo, A Ballaccomo, A. Butera,R. Cacciatore,S.Cannistraro, L. Calvagna, A. Cucchiara, M.G. Galluzzo, R. Fanara, C.Lucchese, S. Lucchese, C. Sammartino, R. Sciascia, R. Schichilone, E.Tarara&#8217;,R. Parello, C. Zammuto F. Zammuto. ).</p>
<p>L’atmosfera era la stessa di allora, nonostante i percorsi di vita diversi e le tante sfide che ciascuno ha affrontato nel corso degli anni. Emozioni, abbracci e nostalgia hanno reso l’incontro unico, riportando tutti indietro di quarant’anni. Ciliegina sulla torta la presenza del professore Tarara&#8217;.</p>
<p>Il momento dei saluti è stato carico di promesse: non un addio, ma un arrivederci. Tra l’idea di organizzare viaggi insieme e nuove serate da programmare, tutti hanno concordato che il filo che li unisce non si spezzerà più.</p><p>The post <a href="https://www.scrivolibero.it/amarcord-si-riunisce-la-3f-del-costa-di-aragona/">Amarcord: si riunisce la 3°F del Costa di Aragona</a> first appeared on <a href="https://www.scrivolibero.it">Scrivo Libero News</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le estemporanee di pittura&#8230; una cosa seria</title>
		<link>https://www.scrivolibero.it/le-estemporanee-di-pittura-una-cosa-seria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beniamino Biondi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Dec 2020 06:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A futura memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia di Belle Arti]]></category>
		<category><![CDATA[Agrigento]]></category>
		<category><![CDATA[Estemporanee]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le<strong> estemporanee di pittura</strong> sono una cosa seria. Seria, entro i confini gioiosi dell’arte, e cioè non addomesticabile né irreggimentata.<span id="more-165667"></span>Più spesso in forma di concorso, il loro schema è semplicissimo: i partecipanti si trovano in un luogo ed eseguono la loro opera sul momento, onorando il tempo che viene loro concesso nella forma di una esibizione. L’artista che dipinge, che compie l’atto magico per cui la materia muove all’immaginazione, diventa egli stesso evento, stazione imprevista del paesaggio urbano.</p>
<p style="text-align: justify;">Le estemporanee ebbero larga diffusione negli anni ’60, liberando la vecchia concezione ottocentesca dell’arte – il ritratto, il paesaggio, la natura morta – al processo del non figurativo e della pittura di idee. Esistevano ancora gli artisti, riconosciuti come icone romantiche, che si ritrovavano nelle gallerie e nelle mostre, o presso i loro piccoli studi che parevano officine alchemiche, botteghe di un’intimità perduta. D’inverno a far ritratti, e d’estate si usciva all’aria aperta invadendo le città con la pittura del paesaggio, oggetto di grandi e prestigiose mostre. Si andava da soli, con i ferri del mestiere, o in gruppo, sfidando la percezione dei luoghi all’interpretazione artistica, e talvolta ad organizzarli erano associazioni o gruppi di agitazione culturale, raccogliendo qualche artista di chiara fama. Disposte a concorso, le estemporanee avevano una loro giuria che faceva opinione realizzando una forma di comunità culturale attraverso la quale scambiare opinioni e idee, confrontare giudizi e tecniche, produrre forme nobili di libertà non mercantile.</p>
<p style="text-align: justify;">Al giorno d’oggi, le estemporanee sono diminuite, e d è venuto meno il senso di una cultura sociale in favore di una solitudine senza confronto, appagata dalla mediocrità dei propri orizzonti, ed è proprio per questo che l’estemporanea organizzata dall’<strong>Accademia di Belle Arti</strong> di Agrigento è una cosa seria. Su un’idea del suo direttore prof. Alfredo Prado, sostenuta dal Comune di Agrigento e patrocinata entro gli eventi natalizi nelle date del 22, 23 e 24 dicembre, a tema libero e con una partecipazione sostanzialmente ammessa a tutti, questa iniziativa è bene che abbia – per il Comune e per gli artisti – il valore che le è proprio, cioè quello di una cosa seria.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo è stata pensata e sarà condotta, bene al di là dal rappresentare un semplice momento di corredo al Natale, che ne è di certo il pretesto, ma non la sua ragione. Agrigento, in quei giorni, nel cuore della via Atenea, potrà sperimentare un evento artistico diffuso, di assoluto pregio, con grandi ambizioni e con un preciso significato che è proprio quello di dire che l’arte vive i luoghi e li modifica grazie alla forza dell’immaginazione, lungi dal decodificare l’arte in pubblico come una sorta di folklorismo parafestivo. Tre giorni felici d’arte in un momento di infelicità della storia sono un dono prezioso che merita di essere ricordato a futura memoria, perché le estemporanee di pittura sono una cosa seria.</p>
<p>Beniamino Biondi</p><p>The post <a href="https://www.scrivolibero.it/le-estemporanee-di-pittura-una-cosa-seria/">Le estemporanee di pittura… una cosa seria</a> first appeared on <a href="https://www.scrivolibero.it">Scrivo Libero News</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pirandello e Totò Cuffaro. Il Nobel e la malattia dell&#8217;umanità</title>
		<link>https://www.scrivolibero.it/pirandello-e-toto-cuffaro-il-nobel-e-la-malattia-dellumanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beniamino Biondi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2020 14:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A futura memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Pirandello]]></category>
		<category><![CDATA[Totò Cuffaro]]></category>
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<p>The post <a href="https://www.scrivolibero.it/pirandello-e-toto-cuffaro-il-nobel-e-la-malattia-dellumanita/">Pirandello e Totò Cuffaro. Il Nobel e la malattia dell’umanità</a> first appeared on <a href="https://www.scrivolibero.it">Scrivo Libero News</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’esempio più alto, e cioè più propriamente nobile, del <strong>pirandellismo</strong> è lo stesso <strong>Luigi Pirandello</strong>. Era il 9 novembre del 1934, e con un telegramma inviato da Per Hallström &#8211; segretario permanente dell’Accademia di Svezia – si comunicava allo scrittore agrigentino l’avvenuta assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura “per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell&#8217;arte drammatica e teatrale”.<span id="more-165278"></span> In quello stesso giorno la sua casa fu invasa da giornalisti e fotografi, assiepati fra taccuini e flash, turbando la quiete del drammaturgo e dei suoi personaggi. E fu anche quel un piccolo pezzo di teatro, una scena da atto unico surreale, con Pirandello in posa sulla macchina per scrivere mentre batteva su un foglio – come scrive Gaspare Giudice nella sua biografia – una sola esclamazione a lungo ripetuta: “<em>pagliacciate! pagliacciate!</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">E però il premio era irrinunciabile &#8211; ebbe il coraggio di rifiutarlo solo Jean-Paul Sarte, nel 1964 -, e a Pirandello fu assegnato il 10 dicembre, esattamente 86 anni fa, con una solenne cerimonia alla presenza del Re di Svezia. Il discorso dello scrittore non è tra quelli più famosi – come lo fu, ad esempio, quello magnifico di William Faulkner nel 1949 -, e forse deve intendersi nella sua brevità proprio il senso più intimo del fastidio di Pirandello per la retorica dei banchetti e delle premiazioni, sciolta fra attestati di stima e promesse di gratitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella sua parte centrale, però, il discorso prende corpo a una lucida anamnesi del percorso dello scrittore, delle sue ragioni profonde, perfino delle sue tensioni prelogiche, recitando: “<em>Per riuscire nelle mie fatiche letterarie ho dovuto frequentare la scuola della vita. Questa scuola, inutile per certe menti brillanti, è l’unica cosa che può aiutare una mente come la mia: attenta, concentrata, paziente, inizialmente del tutto simile a quella di un bambino. Uno scolaro docile, se non con gli insegnanti, di sicuro con la vita, uno scolaro che non verrebbe mai meno alla sua totale fede e fiducia in ciò che ha imparato. Questa fede nasce dalla semplicità di fondo della mia natura. Sentivo il bisogno di credere all’apparenza della vita senza alcuna riserva o dubbio. L’attenzione costante e la sincerità assoluta con cui ho imparato e meditato questa lezione hanno palesato un’umiltà, un amore e un rispetto della vita indispensabili per assorbire delusioni amare, esperienze dolorose, ferite terribili, e tutti gli errori dell’innocenza che donano profondità e valore alle nostre esistenze. Tale educazione della mente, conquistata a caro prezzo, mi ha permesso di crescere e, nel contempo, di rimanere me stesso. Evolvendosi, il mio talento più vero mi ha reso del tutto incapace di vivere, come si conviene a un vero artista, capace soltanto di pensieri e di sentimenti: pensieri perché sentivo, e sentimenti perché pensavo. Di fatto, nell’illusione di creare me stesso, ho creato solo quello che sentivo e che riuscivo a credere. Provo gratitudine infinita, gioia, orgoglio al pensiero che questa creazione sia stata ritenuta degna del premio prestigioso con il quale mi onorate. Mi piacerebbe credere che questo premio sia stato conferito non tanto alla perizia dello scrittore, che è sempre irrilevante, quanto alla sincerità umana del mio lavoro.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">La chiusa è straordinaria, con una sorta di tentativo – tutto letterario – proprio all’abdicazione della letterarietà, in favore della “sincerità umana”, laddove l’aggettivazione dell’umanità conta in rapporto di equivalenza con l’idea stessa di sincerità.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi si celebra Pirandello, e mentre lo si fa è notizia dei giornali il <strong>ricovero di Totò Cuffaro</strong> in ospedale per il Covid. Lo aveva annunciato lui stesso, e pare che nelle ultime ore le sue condizioni si siano aggravate. In questi mesi, i candidi che si sono illusi che la pandemia avrebbe ingentilito lo spirito dell’umanità, si sono trovati sconfitti nelle loro speranze; la verità è che <strong>l’uomo, perduto l’equilibrio della socialità, in preda alla paura, si dimostra per quel che veramente è: poco più di una bestia</strong>. E i commenti sulla malattia di Totò Cuffaro sono quanto di più spaventoso, inumano e brutale si possa immaginare; l’augurio dei corvi è in sostanza, testualmente, questo: “<em>la natura fa quel che la giustizia umana non riesce a fare</em>”. A difendere l’ex Presidente della Regione, perfino l’Associazione Nazionale Vittime della Mafia, il cui presidente Giuseppe Ciminnisi scrive: “<em>Interventi spietati ai quali è difficile abituarsi quando il disprezzo e l’odio colpiscono una persona malata. Le risposte della maggioranza dei commentatori non diminuiscono la gravità di questi messaggi, e il fatto che talvolta provengano da quella parte della società che predica valori di legalità li rende ancora più preoccupanti. Chi come me e i tanti familiari di vittime di mafia che rappresento ha conosciuto la barbara violenza della mafia, non può tacere dinanzi la violenza delle parole.</em>”</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco che torna Pirandello, con il giudizio umano per i suoi personaggi, e con la sincerità che vale più del talento. E come Ciminnisi, che augura una pronta guarigione a Cuffaro, lo faccio anche io, perché la malattia di un uomo è sempre la malattia di tutti, e l’augurio agli altri sia sempre l’augurio a noi stessi. A Totò Cuffaro affinché torni ai suoi impegni, con l’augurio che abbia amici leali e avversari corretti, e a coloro i quali scrivono messaggi di morte, dando fiato alla bocca, nella tristezza di un orizzonte democratico così infelice.</p>
<p>Beniamino Biondi</p><p>The post <a href="https://www.scrivolibero.it/pirandello-e-toto-cuffaro-il-nobel-e-la-malattia-dellumanita/">Pirandello e Totò Cuffaro. Il Nobel e la malattia dell’umanità</a> first appeared on <a href="https://www.scrivolibero.it">Scrivo Libero News</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Salviamo la &#8220;Chiesa del Cristo delle Forche&#8221;, appello al Sindaco: c&#8217;è già la disponibilità di &#8220;Italia Nostra&#8221; e &#8220;Accademia di Belle Arti&#8221;</title>
		<link>https://www.scrivolibero.it/salviamo-la-chiesa-del-cristo-delle-forche-appello-al-sindaco-ce-gia-la-disponibilita-di-italia-nostra-e-accademia-di-belle-arti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beniamino Biondi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2020 07:14:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A futura memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Agrigento]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa delle forche]]></category>
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<p>The post <a href="https://www.scrivolibero.it/salviamo-la-chiesa-del-cristo-delle-forche-appello-al-sindaco-ce-gia-la-disponibilita-di-italia-nostra-e-accademia-di-belle-arti/">Salviamo la “Chiesa del Cristo delle Forche”, appello al Sindaco: c’è già la disponibilità di “Italia Nostra” e “Accademia di Belle Arti”</a> first appeared on <a href="https://www.scrivolibero.it">Scrivo Libero News</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il professore Giuseppe Jannuzzo – esegeta raffinato di quella disciplina a sfondo sociale che si chiama “microstoria” – la definiva come «l’altra Girgenti». <span id="more-164878"></span>E aveva ragione, perché la Rupe Atenea è perfettamente speculare al colle della Cattedrale, segnando il destino così diverso di questi luoghi. Due Girgenti, con una città che sta nel mezzo: l’una esibita, posta al centro di consuetudini accertate, e l’altra appartata in un meraviglioso isolamento, a debita distanza dalle cose. È forse per questo che la Rupe Atenea, al di là di qualche leggenda paurosa, vive una sorta di non-tempo storico, cioè la sensazione di una esemplarità sospesa. Prima di giungere al punto più alto, si trova un pianoro incantevole con una chiesetta, piccina come una cappella di campagna, quasi costruita sulla cresta arenaria del colle. Pochi gradini malmessi e un cancelletto striminzito permettono l’accesso a un lembo di terra incolto e abbandonato, avvilito da alcune antenne (e qualcuno, prima o poi, dovrà farsi carico di sapere nominare questo scempio per quel che è) e da un senso generale di degrado del tutto immeritato. Perché la chiesetta del Cristo delle Forche risale al XVI secolo ed è un bene di enorme pregio, che, proprio perché apparentemente fuori luogo con la modernità dell’intorno, si distingue per la bellezza che hanno le forme semplici e le costruzioni antiche. Inoltre c’è una storia che non andrebbe dimenticata, in quanto tutta quest’area fu utilizzata dal 1837 come fossa comune in cui seppellire gli ammalati di colera, e la chiesa divenne cappella cimiteriale. Fu abbandonata agli inizi del ‘900, e il costone sottostante a essa, nel periodo della guerra, utilizzato per le fucilazioni di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">È un pezzo di storia sociale di Agrigento, dimenticata, ed è l’ultima traccia degli orrori della malattia e delle tragedie dell’ultimo conflitto bellico. In tempi più recenti, proseguiti in un abbandono ignobile, il sindaco Calogero Sodano – bene facendo – ne diede l’affidamento in comodato d’uso alla sezione locale di Italia Nostra, che la ripulì, manutenendola con la massima cura, nel solco degli interessi più ampi dell’associazione medesima. Pur tuttavia quell’affidamento venne meno, dopo qualche tempo, in favore di altre scelte che esclusero il luogo da forme di socializzazione culturale, e tutto tornò com’era: l’area, facilmente accessibile, si imputridì, un pastore – non si sa bene a quel titolo – la usò per lungo tempo per la transumanza delle pecore, e solo più di recente – nel dicembre 2019 – il bene è stato restituito al suo legittimo proprietario, il Comune di Agrigento. Un bene che è davvero tale, e che stavolta non deve tornare all’oblio e a più colpevoli forme di mortificazione, per fortuna anche impedite nel febbraio di quest’anno grazie all’intervento dell’ex assessore alla cultura Ernesta Musca, che ha avuto a cuore questo luogo recuperando il preziosissimo crocifisso ligneo policromo, che, tratto in salvo, è adesso custodito nella sede della Pinacoteca comunale, nelle condizioni di quarantena e in attesa di un restauro non più procrastinabile. È di pochi giorni fa la denuncia dello stato di abbandono del posto, con la richiesta di alcuni interventi celeri all’Amministrazione Comunale. A farla, è proprio Italia Nostra, soprattutto grazie all’impegno di due affermate professioniste di Agrigento, gli avvocati Adele Falcetta (che ne presiede la sezione) ed Eva Di Betta, che testualmente “manifesta la piena disponibilità, qualora il Comune lo ritenga utile, a ricevere l’edificio in comodato per poterlo utilizzare per finalità culturali: infatti diverse iniziative possono essere realizzate sia all’interno della chiesetta che nell’area antistante”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ottima notizia, che non va trascurata quanto piuttosto tradotta in un atto concreto, in capo ad un’associazione meritevole e di fama nazionale, dopo la quale ho ritenuto opportuno di coinvolgere l’Accademia di Belle Arti chiedendo la disponibilità per il restauro del crocifisso. Ricevuto immediatamente l’assenso del professore Alfredo Prado, do anche per suo conto comunicazione ufficiale circa la volontà immediata di trasferire il crocifisso nei laboratori dell’Accademia a tutela delle azioni necessarie per salvarne il destino, ai fini di una successiva ricollocazione pubblica. Mi auguro – e anzi ne sono certo – che il sindaco Francesco Miccichè consideri favorevolmente l’idea di un affidamento della chiesa a Italia Nostra, nella forma di un comodato gratuito, e per questo auspico un incontro che coinvolga con l’associazione anche l’Accademia di Belle Arti e chi conosce le vicende pregresse del luogo, risolvendo un’incuria che si trascina da decenni e consentendo agli agrigentini, che, come me, amano questi luoghi, di poterli visitare in un’idea felice, come felice è la bellezza.</p>
<p>Beniamino Biondi</p><p>The post <a href="https://www.scrivolibero.it/salviamo-la-chiesa-del-cristo-delle-forche-appello-al-sindaco-ce-gia-la-disponibilita-di-italia-nostra-e-accademia-di-belle-arti/">Salviamo la “Chiesa del Cristo delle Forche”, appello al Sindaco: c’è già la disponibilità di “Italia Nostra” e “Accademia di Belle Arti”</a> first appeared on <a href="https://www.scrivolibero.it">Scrivo Libero News</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Su Scrivo Libero nasce &#8220;A futura memoria&#8221;: la nuova rubrica culturale di Beniamino Biondi</title>
		<link>https://www.scrivolibero.it/su-scrivo-libero-nasce-a-futura-memoria-la-nuova-rubrica-culturale-di-beniamino-biondi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francescochristian Schembri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Dec 2020 13:08:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A futura memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Agrigento]]></category>
		<category><![CDATA[Beniamino Biondi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Voglio quel che non c&#8217;è mai stato e che evidentemente non c&#8217;è; e che continuando si fa meta sempre più lontana. Il che mi fa ancora&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“<em>Voglio quel che non c&#8217;è mai stato e che evidentemente non c&#8217;è; e che continuando si fa meta sempre più lontana. Il che mi fa ancora e sempre apparire come un pessimista: e pare non sia permesso esserlo neppure di fronte al pessimo. Allegria, allegria</em>” (Leonardo Sciascia).<span id="more-164848"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È ricordando una delle più grandi figure del Novecento culturale che Scrivo Libero vuole inaugurare una nuova rubrica: “<strong>A futura memoria</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno “spazio” che, oltre a ricordare il famoso scrittore agrigentino, avrà lo scopo di osservare &#8211; con i brillanti occhi di uno dei figli di questa terra e fra i massimi esperti del settore cinematografico e letterario &#8211; i diversi fatti di storia letteraria e civile del nostro territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà infatti <strong>Beniamino Biondi</strong>, docente di Teoria e Tecnica delle Comunicazioni, di Regia e di Storia del Cinema, Visiting Professor all’estero e autore di numerose pubblicazioni scientifiche note a livello europeo, ad “annotare” le sue riflessioni a “futura memoria”, perché &#8211; come scriveva Leonardo Sciascia &#8211; forse la memoria ha un futuro ma anche perché in futuro nessuno dovrà rimproverarci d’aver taciuto.</p><p>The post <a href="https://www.scrivolibero.it/su-scrivo-libero-nasce-a-futura-memoria-la-nuova-rubrica-culturale-di-beniamino-biondi/">Su Scrivo Libero nasce “A futura memoria”: la nuova rubrica culturale di Beniamino Biondi</a> first appeared on <a href="https://www.scrivolibero.it">Scrivo Libero News</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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