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Agrigento come Porto Empedocle? Firetto non fare di Agrigento il “Paese dei Balocchi”

Il terremoto politico scaturito dopo le dimissioni in massa della maggioranza dei consiglieri comunali di Porto Empedocle apre una riflessione su ciò che sarà il futuro di Agrigento.

Le dichiarazioni dell’oramai ex presidente del Consiglio Comunale, l’avvocato Luigi Troja, lasciano pochi ambiti di interpretazione verso una situazione economico-finanziaria del comune marinaro al collasso. Frutto sicuramente di una gestione amministrativa che, al di là, di quello che si potrebbe definire “apparenza”, ha lasciato un disastro che solo un miracolo potrà portare alla normalità.
Negli anni abbiamo imparato a conoscere Porto Empedocle come un’oasi di “salvezza” rispetto a quel “disastro” che i comuni dell’intera provincia vivevano e vivono tutt’ora; un “fiore all’occhiello” da invidiare e ammirare; una “perla” della nostra provincia per opere, eventi e una amministrazione che si è contraddistinta per una rinascita socio-culturale di un territorio difficile.
L’ultima amministrazione comunale targata “Firetto” ha infatti avuto il merito di cogliere quelle opportunità che altri sindaci non hanno saputo, o non hanno voluto, sfruttare per la propria città.
Porto Empedocle negli anni è indubbiamente diventato il comune “esempio”; primo fra tutti per Agrigento. Il fallimento delle precedenti amministrazioni del comune capoluogo ha infatti alimentato negli agrigentini un forte dissenso verso quella politica contraddistinta da “lassismo” e “inoperosità”. Fatti, quest’ultimi, incontrovertibilmente alimentati da altri eventi (vedi il caso “Gettonopoli”) che non hanno fatto altro che incentivare, o per meglio dire “spianare” un’autostrada a 6 corsie verso la vittoria di Lillo Firetto a sindaco di Agrigento.

Alla luce di quelli che però restano “fatti”, l’analisi da fare scontra con ciò che restano “sogni” e “speranze”. Una domanda su tutte può semplificare il percorso logico del ragionamento: avere strade pulite, i pali dell’illuminazione pubblica e le ringhiere pitturate, qualche evento culturale, può giustificare un possibile disastro economico? Gli agrigentini preferirebbero qualche spettacolo “oggi”, per vedere “domani” un Comune al dissesto?

Domande che restano al momento solo tali, ma che aprono una riflessione e un’analisi verso quello che sta accadendo al Comune di Porto Empedocle. Casse vuote e impossibilità di pagare addirittura gli stipendi ai dipendenti; debiti e quant’altro che rendono “bloccato” quello che fino a ieri avevamo imparato a conoscere come il “Paese dei Balocchi”.

Noi avevamo provato a chiedere all’ex presidente del Consiglio Comunale, Luigi Troja, se la consapevolezza di tale situazione, associata alla crisi politica ad Agrigento, avesse in qualche modo agevolato la decisione di Firetto di “cambiare aria”. Una domanda che, per ovvie ragioni, è rimasta senza una risposta, ma che rivolgiamo ai nostri lettori, affinché ognuno possa riflettere e meditare.

Francescochristian Schembri
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