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Blitz Kerkent: violenze sessuali e minacce, il terrore inscenato dai “nuovi” vertici mafiosi

Alle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Agrigento, contestualmente all’operazione “Kerkent” della DIA, hanno sottoposto agli arresti domiciliari due fiancheggiatori del noto Antonio Massimino, considerato l’attuale reggente della “famiglia” mafiosa di Agrigento.

Il blitz, ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stato eseguito da una ventina di carabinieri, supportati da unità cinofile. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di “Sequestro di persona e violenza sessuale, aggravati dal metodo mafioso”.

“Come base operativa un’anonima struttura adibita ad autolavaggio in uso a Giuseppe Messina – si legge su IlGiornale.it – posta tra i quartieri di Villaseta e Monserrato. Lì si fanno le riunioni, i vertici per decidere strategie e per impartire ordini. Un vero e proprio quartier generale di Massimino, da cui si dipanano gli affari delle famiglia mafiosa di Agrigento”.

“Interessi in primis legati alla droga – si legge ancora – ci si rifornisce di sostanze stupefacenti grazie ai rapporti con le ‘ndrine calabresi, così come con i contatti con la mafia del quartiere Noce di Palermo e con la Stidda di Palma di Montechiaro. Un intreccio che spiega il motivo per il quale il blitz delle scorse ore coinvolge più province, sia in Sicilia che in Calabria ed in Emilia Romagna. Tra i 32 arrestati, anche l’ex capo ultras della Juventus, l’agrigentino Andrea Puntorno”.

Ciò che colpisce è la violenza del clan di Massimino: una donna di 34 anni, convivente di un uomo di 38 accusato dal clan di aver commesso un torto ad un affiliato che di mestiere gestisce una commissionaria, viene costretta a subire palpeggiamenti nelle parti intime come punizione. Questo è forse l’episodio più odioso, ma ci sono anche casi di aggressioni con cacciavite e minacce.

Massimino sarebbe stato indicato capo famiglia di Agrigento dal suo predecessore, quel Cesare Lombardozzi per anni reggente di cosa nostra nel capoluogo e morto alcuni anni fa. Una famiglia spregiudicata, il cui capo come detto appare molto violento in più occasioni: “Se è il caso uccido anche un bambino”, avrebbe affermato in un’intercettazione.

“L’operazione svela questi contorni – si legge ancora su IlGiornale – ma, al tempo stesso, porta a galla una realtà sempre più assottigliata e braccata e dove, al posto dei vecchi boss, vengono piazzati ex gregari tanto violenti quanto, spesso e volentieri, inesperti”.

 

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