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Agrigento, Arnone e la rabbia contro la scelta degli elettori

(L’editoriale di Silvio D’Auria)
Scrive Arnone, dopo i risultati elettorali per l’elezione del Sindaco e del Consiglio Comunale di Agrigento, in una delle sue dichiarazioni-denuncia:

(…) La città dunque ha operato, fotocopiando i vecchi meccanismi del voto democristiano degli anni ’80, una scelta di piena continuità con l’Agrigento della clientela, degli scandali, del malaffare. Da questo punto di vista, il risultato porta Agrigento nuovamente appunto a 30 anni indietro. Ma vi è, rispetto agli anni ’80, una grande novità: che già esistono le prove per mettere Firetto in galera…

Caro Avvocato, negli anni ho condiviso (e scritto) volentieri, seppur a distanza, le tue (e sulle tue) battaglie per la legalità in cui hai impiegato faccia, coraggio e fegato denunciando, senza risparmiare nomi e cognomi, la “mala gestio” della Cosa Pubblica (ruberie, corruzione, abusi, diritti negati, etc.) con articoli e pubblicazioni per varie Redazioni pur contestandone testualmente, spessissimo e senza mezzi termini, le “eccentriche” modalità che, secondo la mia opinione, hanno fatto di Te anche un “singolare personaggio”, nella eccezione – perdonami! – che non serve certo ad appagare la Tua autostima. E lo sai, sei consapevole di esserlo. Esasperando a volte anche i tuoi più fedeli sostenitori. Dopo l’elezione del neo Sindaco di Agrigento (ex primo cittadino di Porto Empedocle), continui imperterrito a gridare allo scandalo elettorale, argomenti accusando il nuovo eletto e i suoi più “influenti” politici-fiancheggiatori.
In più occasioni, e in particolare in questa, urli contro “l’Agrigento della clientela, degli scandali, del malaffare” mentre tieni il dito puntato contro la maggioranza degli elettori artefici, a tuo dire, del ritorno “alle logiche del passato” tranne in qualche vago distinguo nella generalità della popolazione votante. Sembri dipingere una Città di “cittadini” (scusa il gioco di parole… voluto!) sordi, ciechi, muti come se fossero individui avulsi da ogni desiderio di normalità, di legalità, di trasparenza, di rinnovamento, di riscatto che hanno votato il “miglior offerente”, con evidente richiamo alla peggiore delle allusioni.
Non riesci a dominare la rabbia (è una costante) che nutri per i due terzi dei voti espressi dalla moltitudo livellata ed omogenea agrigentina, da pecore per intenderci. Travestite da esseri umani catturati con le bende del qualunquismo, del pressapochismo, che vive all’ombra dei Templi e si adatta volentieri alla corruzione, al malaffare in balia dell’ignoranza sull’arma del voto quindi dell’opportunità sprecata circa il cambiamento che esso avrebbe assicurato se fosse stato esercitato con “libertà” ovvero votandoTi e in ultimo, ma non meno evidenziato, dello “scambismo” elettorale che è iniziato a consumarsi già dietro le tende delle cabine dove si è votato. Vituperandoli!
Mi sono occupato della cronaca della campagna elettorale e, lunedì, dei dati sullo spoglio in diretta per una Radio siciliana. Dopo la chiusura delle urne i soli nomi, dati, numeri e percentuali, per me che scrivo con la passione che questo lavoro impone, francamente contano poco. Limitarsi al racconto asettico dei risultati elettorali per un cronista lo trovo frustrante. In qualsiasi competizione, si sa, vincitori e vinti non tradiscono sentimenti di felicità e sconforto. Sorrisi, abbracci e urla di gioia. Comitati elettorali affollatissimi, brindisi, strade invase da auto con bandiere al seguito. Ma pure facce che non vedi nemmeno dopo una finale di Coppa del Mondo persa ai rigori o che sembrano essere prese in prestito da quelli che tornano dal funerale della persona più cara.
Terminata la cronaca dello spoglio il momento per me era favorevolissimo, ho deciso quindi di raccogliere gli umori “a caldo” del dopo-elezioni. Avevo tutto su un piatto d’argento. Facile, facile e senza interminabili telefonate, e.mail, messaggi, appuntamenti, incontri, studi, uffici e scrivanie. Ho intravisto tanta gente comune, modesta, silenziosa. Persone normali, apparentemente non schierate, eterogenee. E con gli occhi lucidi. Volevo leggerne i volti mentre mi chiedevo come avessero accolto il risultato delle urne. Con una accentuata curiosità che solo certi momenti possono legittimare, ho raccolto gli umori delle mie “prede”. Tanto io ho una buona scusa per farlo, da 25 anni… Di solito chiedo con sfrontatezza come fossi uno di loro per sentire confidenze e opinioni, lì al momento ma con atteggiamento composto, discreto e naturale. Non ho utilizzato approccio diverso neanche questa volta.
Qualcuno, con titubanza e forse sospetto, in un primo momento ha girato le spalle quasi a volermi rispondere con aria di sufficienza “Fatti i fatti tuoi….” (uso un eufemismo). Ho avuto questa impressione. Ma non appena mi sono qualificato spiegando al contempo le testimonianze che volevo documentare, è sempre così, mi ha risposto con la classica domanda che lo rassicura: ” Ah? Sì, mi dica. E cosa voleva sapere? ” E in un nanosecondo, anche il più diffidente di loro, eccolo rispondermi come un fiume in piena… Finite le interviste, dopo l’ultimo “Grazie, arrivederci!” mi accendo finalmente una sigaretta mentre riordino schematicamente alcune delle tante dichiarazioni raccolte.
Ho ripensato, caro Avvocato, a molte di quelle facce scelte un pò a caso: quelle delle casalinghe (…non di Voghera!) di Fontanelle, del Villaggio Peruzzo che hanno votato “ …preoccupate del futuro dei nostri figli ”, quella del disoccupato che stringe le spalle e racconta che “ …per ora do una mano a mio zio in una merceria al Quadrivio, finché deciderà di tenerla aperta “, quella della commessa di via Atenea, il salotto della Città, con una laurea in Architettura, che è ” …in attesa di meglio, magari di qualche concorso perché con il mio fidanzato vorremmo sposarci “, quella del pensionato seduto sulla panchina della Villa Comunale che sostiene” …sono andato a votare dopo 15 anni per dare un futuro a mio nipote “, quella dell’insegnante di Lettere a Milano che chiede conferma della vittoria di Firetto mentre mi confessa “ …vorrei tornare e lavorare qui soprattutto per i costi insostenibili dell’affitto del bilocale preso a Rho ”, quella di un gruppo di ventenni, o poco più, davanti ad una gelateria che interrompono i tic sui loro smartphone per darmi retta qualche minuto e sottovoce rispondere “ … con questo Sindaco speriamo di rimanere ad Agrigento e non emigrare ” e poi quella della receptionist in uno degli hotel di San Leone che ammette senza difficoltà “ …una paga modesta, ma se copro il turno lungo e i festivi guadagno di più “.
Testimonianze casuali, tante per il contenuto sono quasi repliche per il nuovo Sindaco che si aggiungono a quelle assolutamente esatte e contrarie che non nascondono la delusione del verdetto elettorale. Agrigentini a cui non è finito il fiato per ribadire il rifiuto della “politica dei politicanti” mentre provano a modulare la voce intrisa di rabbia contro il nuovo primo cittadino e i suoi alleati. Assieme a loro moltissimi che però che si affidano a Firetto, colui che sostieni essere sulla strada che porta a C.da “Petrusa” verso il carcere agrigentino (da cui prende il nome) perché dici “contro di lui esistono le prove ”. Gente qualsiasi che non crede che “ ‘u biondinu, novu Sinnacu di Girgenti” sia il Santo della politica, ma sanno bene che nella vicinissima Vigata c’è sicuramente un aria di salsedine diversa, più tenue, meno corrosiva che nei decenni passati, inadatta ad arrugginire la dignità di donne e uomini del paese di Andrea Cammilleri. Consapevoli della tanta ruggine che c’è nel tessuto politico-partitico della provincia agrigentina tanto bistrattata, che è anche la mia (!), dove la peggiore D.C. si radicò per farne uno dei suoi principali “feudi” del malaffare in Sicilia lungo tutta la provincia. Da Sciacca a Ravanusa passando per il capoluogo, appunto. Ti accusano di populismo, ma su quest’ultimo argomento, che abbiamo imparato a conoscere a nostre spese, è davvero difficile darti torto.
Caro Avvocato, la loro scelta elettorale non è meno pulita di quella minoritaria (3.23%) che avrebbe voluto Te a capo della nuova Amministrazione. E non è stata comprata, credici. Firetto ad Agrigento avrà subito tanto da fare se non vuole correre in rischio di degradare la buona popolarità politica che si porta dietro dalla precedente gestione amministrativa, secondo la più diffusa opinione degli empedoclini. Ha dato un nuovo volto al loro Comune che negli anni è cambiato ma dovrà confermarlo sin da subito. Attorno a lui le attese sono decisamente maggiori rispetto a quelle degli altri candidati al posto suo.
Quello che conta da oggi è che ad un tiro di schioppo dalle “colonne doriche” ci sono altre facce. Belle e brutte, quelle degli agrigentini che tu indichi in modo – consentimi! – dissacrante. Dalla vicina Porto Empedocle hanno udito, visto e, con il loro voto, hanno “parlato” nel silenzio delle urne per l’Agrigento dei prossimi cinque anni affidando la guida a Firetto. Un consenso a valanga (59.01 %) andato oltre le ipotesi elettorali più ottimiste. Nessuna previsione, lo so. E’ troppo presto per chiedersi che ne sarà della Città, dei quartieri più periferici, di San Leone da qui ai prossimi mesi, ai prossimi anni. I suoi abitanti, intrappolati nello loro scetticismo più per abitudine che per convinzione, quasi fosse congenito, e di cui spesso essi stessi sono vittime, hanno negato il voto a Te e agli altri candidati a beneficio “du biondinu”.
C’è una sfiducia generale da nord a sud dello stivale che qui si ripropone puntualmente con maggiore prepotenza grazie quel poco gratificante rito delle statistiche annuali sulle città italiane. Sfiducia che si vorrebbe allentasse la presa sugli agrigentini. Sul punto, molto dipenderà dalla responsabilità che Firetto alla giuda riuscirà ad assumersi mentre deve dimostrare, a breve, almeno di non farla diventare incontrollabile. Perché da terra di Pirandello a terra di “gettonopoli” è mortificante!.
Intanto si ricomincia attraverso un nuovo tentativo sottoscritto nelle urne perché lassù oltre i Templi possa giungere aria che non ossida e arrugginisce la loro speranza. Il loro futuro. Lontana dall’umiliante e riprovevole etichetta di “popolo complice del clientelismo e del malaffare”, c’è una Città di cui avresti voluto prenderne le redini animato da un arrivismo che mi ricorda uno come Te dalle mie parti, purtroppo Una Agrigento diversa che ha deciso di cambiare ossigeno. Intollerante ormai alle bende, che vuole ripartire, ma attenta a non illudersi.
Senza nessuna velleità politica e nessuna rissa ideologica, Silvio D’Auria

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