Site icon ScrivoLibero.it

Azienda ospedaliera San Giovanni di Dio: Fumo??? Si grazie!!! – FOTO

Ospedale di Agrigento

L’articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 “Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione”, nasce per tutelare la salute dei non fumatori, e definisce le misure che servono ad eliminare l’esposizione al fumo passivo nei luoghi di lavoro e locali pubblici chiusi.

La legge ha esteso il divieto di fumo a tutti i locali chiusi, pubblici e privati, stabilendo il principio che non fumare, nei locali chiusi, è la regola. Questo vale, tra gli altri, per: scuole, ospedali, uffici della Pubblica Amministrazione etc…
Il divieto di fumo, quindi, si ispira al principio della “tutela della salute dei non fumatori” nella prospettiva generale di salvaguardia della salute pubblica. Il divieto si applica in tutti gli spazi comuni chiusi, come le scale, l’ascensore, i corridoi ecc.

Un visitatore, recandosi nel nosocomio agrigentino, noterebbe che all’interno dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio i visitatori, ma anche i degenti fumano all’interno delle scale, lungo i corridoi e negli spazi esterni antistanti l’ingresso principale del Pronto Soccorso.
In mancanza di portacene, i mozziconi di sigaretta vengono gettati a terra. Da tali spazi, inevitabilmente, il fumo si diffonde facilmente anche all’interno dei reparti in cui vige il divieto.

Il Direttore sanitario avrebbe la facoltà di decidere di vietare il fumo anche nei cortili. In tal caso il cartello con il divieto dovrà specificare che vi è il divieto in quanto esiste una circolare interna che lo prevede.
All’interno dell’Azienda ospedaliera sono, comunque, affissi i cartelli che informano del divieto.
Il cartello: “VIETATO FUMARE”, è integrato dalle seguenti indicazioni:
– La prescrizione di legge (art. 51 della Legge 3/2003);
– Le sanzioni applicabili ai contravventori;
– I soggetti a cui spetta vigilare sull’osservanza del divieto e quelli cui compete accertare le infrazioni.
Per rispetto dei malati, ma anche dei visitatori si spera che in futuro, ci sia più vigilanza a riguardo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

[fancygallery id=”17″ album=”17″]

Exit mobile version