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Quello strano concetto di turismo ad Agrigento

Luigi Pirandello, Relativismo e il Gattopardo: unico comune denominatore, Agrigento. La “più bella città dei mortali” sembra infatti ancora oggi essere presa di mira da uno strano concetto che null’altro è che la sintesi di ciò che rappresenta il “relativismo” nella sua natura: negare l’esistenza di verità assolute.

Si nega che tutto a rotoli, si nega che i nostri giovani “scappano”, si nega che le strade crollano, si nega che i quartieri sono abbandonati, si nega che l’abusivismo dilaga, e dulcis in fundo si nega la propensione degli agrigentini ad essere un popolo “apatico”.
E si badi bene, la “negazione” deriva quasi sempre da chi invece dovrebbe essere parte attiva nel processo di sviluppo della città: la politica. Quella politica che da anni ha relegato Agrigento agli ultimi posti in classifica come qualità di vita ed ai primi posti nelle cronache giornalistiche nazionali (non certo per meriti).

Sì, perché nella città della Valle dei Templi tutto sembra essere il contrario di tutto; Luigi Pirandello direbbe: “Così è (se vi pare)”. E ad Agrigento è proprio così. Tutto, o quasi, evolve con lentezza e con quella naturale voglia di lasciar scorrere le cose. Poco importa se tutto è davvero il contrario di tutto, in questa dannata terra dove sembra valere l’anarchia; dove la “legge del più forte” sembra vigere indisturbata.
Inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri”. È ciò che accade in questo luogo di millenaria memoria; un luogo in cui negli anni la mala politica ha consentito una speculazione edilizia che ha portato ad un assetto urbanistico del tutto abnorme; una città dilaniata da scelte politico-amministrative che l’hanno relegata a “ghetto” d’Italia; una città che del turismo potrebbe fare la sua punta di diamante, ma che tristemente “arranca”.

Spiagge bellissime, luoghi incontaminati, una cucina invidiata in tutto il mondo, un popolo caloroso e accogliente, sono solo alcuni degli elementi che potrebbero davvero far decollare questa città. Ed invece?
La cronaca di queste ultime settimane ha mostrato una faccia della città alquanto atipica. Su tutti alcuni fatti di cronaca che hanno posto agli agrigentini più attenti alcuni interrogativi sul futuro, soprattutto turistico, di questa città.

Su tutti la questione del presunto parcheggio abusivo in piena Valle dei Templi. Una vicenda che ancora oggi vede in prima linea l’avvocato agrigentino Giuseppe Arnone. È suo infatti il merito di aver posto al centro dell’attenzione una vicenda dai lineamenti che sembrerebbero del tutto oscuri. Sbancamenti in pieno Parco Archeologico, ruspe che lavorano indisturbate a due passi dai bellissimi templi e il tutto per la realizzazione di un parcheggio che, a dire dell’avvocato “sceriffo”, sarebbe privo di qualsivoglia autorizzazione.
Un fatto che si lega inevitabilmente ad un pensiero semplice: ammesso e concesso l’opera fosse lecita, come è possibile immaginare di realizzare un parcheggio privato adiacente ad un altro parcheggio dove il Comune trae un incasso che potrebbe reinvestire sul territorio per la collettività? Domande che ai più sembrerebbero banali, ma che ad Agrigento sembrano trovare riposte (tutto è il contrario di tutto) in antitesi alla logicità.

Altra situazione al centro di numerosi, ed aspri, dibattiti in questi ultimi giorni è il cosiddetto “Piano Ferragosto” messo a punto dalla Prefettura di Agrigento e dalla nuova amministrazione comunale. Risultato? San Leone praticamente vuota e tutti lì a compiacersi per spiagge pulite e una “regolamentazione” che nei fatti ha reso più civile un luogo che negli anni passati è stato oggetto di barbarie.
Per carità, nulla quaestio, sulla opportunità di regolamentare un evento da sempre ricordato come “catastrofico” per le spiagge sanleonine, ma siamo sicuri che i turisti hanno apprezzato il “pugno duro”?
Peccato che al di là della notte più lunga dell’estate, proprio il 15 agosto numerose sono state le famiglie che si sono “accampate” con annessi barbecue e falò non certo autorizzati e senza nessun controllo.

Terzo elemento, in ordine di tempo, il sequestro da parte della Guardia Costiera di uno dei più noti chioschi in spiaggia sul viale delle Dune a San Leone. Quest’ultimo infatti, fra tutti quelli presenti, sembrava proprio quello meglio organizzato per l’accoglienza turistica. Servizi e confort che rendevano fino a qualche ora fa più piacevole il “soggiorno” di turisti e bagnanti sulle spiagge di San Leone. Senza entrare nel merito di una vicenda tutta da appurare (i militari hanno nei fatti chiuso lo stabilimento in quanto privo di relativa autorizzazione demaniale; e se così fosse è bene precisare che le regole vanno rispettate), ci chiediamo se fosse opportuno porre i sigilli senza dare la possibilità al gestore di poter “avvisare” hotel e strutture ricettive che giornalmente trasferivano i propri turisti in quel luogo. A volte il buon senso servirebbe ad evitare tante spiacevoli situazioni cui la collettività ne gioverebbe. Le leggi vanno rispettate e osservate, ma il concetto da tenere presente è quello scritto in tutte le aule dei Tribunali.

Insomma, quello che vediamo è una città dove davvero tutto sembra il contrario di tutto. Una città in cui non si pensa due volte a far chiudere un chiosco “tempestivamente” e senza alcun preavviso, rendendo così davvero “atipica” la nostra concezione di accoglienza turistica.

Se questa è Agrigento: così è se vi pare!

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