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Mercoledì 28 Ottobre 2026

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James Bond e il casinò: cinema, eleganza e mito 007

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Da Sean Connery a Daniel Craig: la storia del legame indissolubile tra l’agente 007, l’iconico smoking e le sale da gioco più famose del cinema.

La prima volta che il cinema mostra il volto di Sean Connery non ci sono inseguimenti a ruote fumanti né sparatorie sui tetti. Siamo nel 1962, durante i primi minuti di Agente 007 – Licenza di uccidere. La mossa del regista Terence Young fu essenzialmente quella di piazzare la macchina da presa tra i tavoli del Le Cercle Club, un club privato londinese riprodotto negli studi di Pinewood. Bond appare di trequarti, intento a sfilare le carte al baccarat contro la nobile Sylvia Trench. Un gesto quasi di routine, fatto senza alzare la voce, interrotto solo per accendersi una sigaretta e pronunciare il proprio nome prima di incassare le fiches. Fu una scelta di montaggio che cambiò le regole dei film d’azione dell’epoca, usando la calma apparente della sala da gioco per definire la freddezza del personaggio inventato dieci anni prima dalla penna di Ian Fleming.

Quel modo di raccontare l’eleganza attorno al tavolo da gioco ha fatto scuola. Un’atmosfera codificata che oggi si ritrova anche nelle riproduzioni digitali dei moderni portali di casinò presenti sui siti dedicati, dove i tradizionali giochi da tavolo conservano la struttura formale delle loro origini storiche.

 

Dal Baccarat al Chemin de Fer: il metodo di Ian Fleming

La scelta di ambientare i momenti chiave nei saloni da gioco parte direttamente dalle pagine scritte. Nel romanzo d’esordio Casino Royale del 1953, Fleming utilizzò la sfida alle carte come un duello psicologico per mostrare il carattere del protagonista prima di mandarlo sul campo.

Nelle prime trasposizioni cinematografiche il gioco di riferimento è il Chemin de Fer, una variante del Baccarat. Attorno a quel tavolo la sceneggiatura mette in risalto il controllo dei nervi e l’attesa del mazzo, mostrando come la componente di rischio faccia parte del lavoro della spia esattamente come la fortuna al tavolo da gioco.

 

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La parentesi del Texas Hold’em con Daniel Craig

Nel 2006 il rilancio della saga affidato a Daniel Craig ha modificato la disciplina al centro della trama. Per l’adattamento di Casino Royale guidato da Martin Campbell, la produzione scelse di abbandonare il baccarat per inserire il Texas Hold’em, in quel periodo al centro di un forte interesse mediatico globale.

La partita contro il personaggio di Le Chiffre in Montenegro occupa una porzione centrale della pellicola. La regia sceglie di rallentare i tempi, focalizzandosi sui dettagli dei volti e sui silenzi tra una puntata e l’altra, per mostrare come la tensione di un tavolo da poker possa reggere l’architettura narrativa di un film d’azione senza bisogno di effetti speciali.

 

L’impatto sul costume e l’informazione culturale

Oltre agli incassi al botteghino, le apparizioni di 007 hanno condizionato lo stile maschile e il modo di raccontare l’abito da sera sul grande schermo, trasformando lo smoking in un riferimento visivo per il cinema d’avventura.

Come viene ricordato negli approfondimenti di costume trasmessi da RaiNews, il rapporto tra il cinema di spionaggio e le sale da gioco ha contribuito a raccontare questi ambienti attraverso le regole del Galateo, l’etichetta del tavolo e la gestione dell’imprevisto.