La doppia vita della liquirizia: il progetto Ambrosia svela il valore nascosto delle foglie
Dalla Valle dei Templi ai laboratori di ricerca, studiosi e studenti insieme per scoprire il potenziale nascosto della liquirizia e delle sue foglie, finora considerate un semplice sottoprodotto
Non solo le radici, da sempre utilizzate per le loro proprietà e per la trasformazione industriale, ma anche le foglie e la parte aerea della pianta. È la nuova frontiera della ricerca sulla liquirizia, protagonista del progetto Ambrosia, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, che riunisce Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, CNR, CREA, Università di Parma e di Genova, Italia Bio, Distretto BioSlow e Istituto di istruzione superiore Galilei di Canicattì.
Dopo la prima giornata di lavori ospitata a Casa Sanfilippo, il seminario intermedio del progetto ha fatto tappa all’Istituto Agrario Galilei di Canicattì dove ricercatori, studenti e operatori del settore si sono confrontati sui risultati raggiunti e sulle prospettive future di una ricerca che punta a coniugare innovazione, sostenibilità ed economia circolare. Al centro dello studio c’è la Glycyrrhiza glabra, la liquirizia spontanea presente anche nell’area della Valle dei Templi. Se le radici rappresentano la parte più conosciuta e utilizzata della pianta, Ambrosia sta concentrando l’attenzione sulle foglie, oggi considerate un sottoprodotto. L’obiettivo è ricavarne composti bioattivi ad alto valore aggiunto attraverso tecnologie innovative e a basso impatto ambientale. I ricercatori stanno sviluppando processi di estrazione sostenibili per ottenere fitoestratti destinati ai settori nutraceutico, cosmetico, fitoterapico e officinale, trasformando così ciò che oggi è uno scarto in una nuova risorsa per la salute e per il territorio.
“Il progetto Ambrosia è un grande progetto di partenariato e collaborazione scientifica che punta alla valorizzazione della liquirizia – ha spiegato Lillo Alaimo Di Loro, referente del progetto Ambrosia per il Parco della Valle dei Templi e presidente nazionale di Italia Bio – Stiamo studiando come le coltivazioni spontanee individuate all’interno della Valle possano trasformarsi in una risorsa agricola ed economica. I risultati della fase intermedia confermano il grande potenziale di questa pianta”.
Accanto alla ricerca, un ruolo importante è riservato alla formazione. “Abbiamo accolto con entusiasmo Ambrosia perché crediamo che la ricerca debba uscire dai laboratori e raggiungere gli studenti- ha sottolineato la dirigente scolastica dell’istituto Galilei, Alessia Guccione – Stimolare la curiosità dei giovani significa creare competenze e opportunità per il futuro”.
La responsabile scientifica CNR Valeria Guarrasi ha evidenziato la sfida di recuperare valore dalle biomasse oggi inutilizzate, mentre Margherita Amenta e Gabriele Ballistreri del CREA Ofa di Acireale hanno illustrato il lavoro per ottenere estratti ricchi di sostanze bioattive attraverso metodiche sostenibili e tecnologie di green chemistry. Gli studenti dell’Istituto Galilei saranno coinvolti direttamente nelle attività sperimentali, dalla coltivazione alla valorizzazione della pianta. Un’opportunità che, come osservato da Vincenzo Guarneri e Calogero Romano, referenti per la Formazione dell’ISS Galilei, consentirà ai giovani di partecipare concretamente a un percorso di ricerca applicata. A fare da sfondo c’è il tema della biodiversità siciliana, richiamato anche dallo scrittore Antonio Cani, che ha invitato a riscoprire il patrimonio delle piante spontanee dell’isola come risorsa culturale, agricola ed economica.
Tra scienza, sostenibilità e valorizzazione del territorio, il progetto Ambrosia dimostra che la liquirizia può avere davvero una seconda vita. Una vita che non nasce soltanto dalle radici, ma anche da quelle foglie finora poco considerate e che oggi potrebbero aprire nuove prospettive per l’agricoltura biologica e l’innovazione.





