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Mercoledì 28 Ottobre 2026

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Oltre la sentenza: la bigenitorialità come responsabilità sociale e diritto dell’anima

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“Nelle aule di tribunale si decidono i destini formali delle famiglie in crisi. Si quantificano assegni, si stabiliscono calendari di frequentazione, si decretano collocamenti. Ma la vita dei nostri figli non può essere ridotta a un freddo bilancio matematico o a una spartizione di ore”.

A parlare è il vice direttore del Comitato per la Difesa della Bigenitorialità avv. Raffaele Mancuso, che interviene su una problematica che nel corso del 2026 ha continuato ad essere sottovalutata dalla politica e per contro si è ulteriormente acuita su scala nazionale.

“C’è una sottile, ma drammatica differenza – spiega Mancuso – tra l’applicazione formale di una norma e la reale garanzia di un diritto: è in questo solco che si gioca la partita della bigenitorialità, un principio che prima ancora di essere giuridico è umano, psicologico e sociale. Come Comitato Bigenitorialità, all’interno del quale io e il dott. Pietro Fattori uniamo le nostre competenze ed energie, ci scontriamo quotidianamente con una realtà complessa, dove il fallimento del progetto di coppia rischia troppo spesso di trascinare con sé il diritto più sacro di un minore: quello di continuare a essere amato, educato e guidato da entrambi i propri genitori, senza dover scegliere tra l’uno o l’altro”.

“Il cortocircuito della bigenitorialità di facciata – aggiunge l’avvocato, ovvero La Legge 54/2006 ha introdotto nel nostro ordinamento l’affidamento condiviso come regola prioritaria, segnando una rivoluzione culturale. Sulla carta, il baricentro si è spostato dal “diritto dei genitori” al “superiore interesse del minore”. Nella pratica giurisprudenziale, tuttavia, assistiamo ancora troppo spesso a un’applicazione sterile di questo principio. Bigenitorialità non significa concedere a un genitore il “privilegio” di un fine settimana alternato e una cena infrasettimanale, relegandolo al ruolo di eterno visitatore o, peggio, di mero bancomat. Questa è una “bigenitorialità di facciata”. La vera bigenitorialità si nutre di quotidianità. Si esprime nella condivisione dei compiti scolastici, nelle mattine passate a correre per non fare tardi, nelle influenze stagionali curate a turni, nei silenzi e nei rimproveri. Sottrarre questa quotidianità a un genitore significa mutilare l’infanzia di un figlio, privandolo di una metà fondamentale della sua identità”.

“La sfida più grande che come professionisti e come Comitato ci troviamo ad affrontare – si legge ancora – è la de-escalation del conflitto. Quando l’amore finisce, il risentimento e la rabbia rischiano di accecare anche gli adulti più responsabili. I figli diventano, a volte inconsciamente, armi di ricatto o scudi umani. La nostra missione comune è promuovere una cultura della coordinazione genitoriale e della responsabilità. Bisogna avere il coraggio di dire chiaramente agli ex partner che si smette di essere coniugi o conviventi, ma non si smette mai di essere genitori. L’alleanza educativa deve sopravvivere al crollo sentimentale. I bambini hanno un bisogno disperato di vedere che, nonostante la separazione, i loro genitori sono ancora capaci di parlarsi, di rispettarsi e di prendere decisioni unanimi per il loro futuro”.

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“Per questo sosteniamo una riforma culturale e giudiziaria che contempli la tutela legale e istituzionale, affinché i tribunali adottino piani genitoriali sempre più paritetici, flessibili e concreti, superando vecchi automatismi che penalizzano la figura paterna o che sovraccaricano quella materna; La rivoluzione culturale, per scardinare l’idea che la separazione sia una guerra in cui qualcuno deve vincere e qualcuno deve perdere. Nella guerra della separazione, se c’è un vincitore e un perdente, a perdere davvero sono sempre e solo i figli. In definitiva, garantire la bigenitorialità significa proteggere i polmoni emotivi dei nostri figli, permettendo loro di respirare a pieno organico. Non è una concessione che un genitore fa all’altro, ma un debito che gli adulti hanno nei confronti delle nuove generazioni. Come Vice Direttore di questo Comitato, e prima ancora come operatore del diritto, sono convinto che la civiltà di un Paese si misuri da come protegge i suoi cittadini più fragili. E proteggere i minori oggi significa garantire loro il diritto a un’infanzia intera, presidiata dall’amore instancabile di una madre e di un padre che, pur avendo smesso di camminare insieme, continuano a sorreggerli uniti”, conclude Raffaele Mancuso.