Agrigento, blitz antiprostituzione “Saponara”: sette condanne a 2 anni e 2 mesi
La sentenza di primo grado arriva a oltre dieci anni dall’operazione della Squadra Mobile. Gli imputati erano accusati, a vario titolo, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in due presunte case d’appuntamento nel centro cittadino.
Si chiude con sette condanne una lunga vicenda giudiziaria nata dall’inchiesta antiprostituzione denominata “Saponara”, condotta oltre un decennio fa dalla Squadra Mobile di Agrigento. Il Tribunale di Agrigento ha inflitto a ciascuno degli imputati due anni e due mesi di reclusione, al termine del processo di primo grado relativo a un presunto sistema di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
Oltre alla pena detentiva, il collegio giudicante ha disposto per tutti gli imputati l’interdizione dai pubblici uffici e quella dall’esercizio della tutela e della curatela per due anni. La decisione è stata pronunciata al termine di un procedimento particolarmente lungo, nel quale la pubblica accusa aveva avanzato richieste di condanna più severe, arrivando a sollecitare pene fino a dieci anni di carcere.
Al centro dell’indagine vi sarebbe stata la gestione di due appartamenti nel cuore di Agrigento, uno in via Saponara e l’altro in via Neve, che secondo l’ipotesi investigativa sarebbero stati utilizzati come case d’appuntamento. Gli accertamenti degli investigatori avrebbero delineato un’attività organizzata e redditizia, con il coinvolgimento di donne provenienti da diversi Paesi del Sud America, tra cui Colombia, Perù, Venezuela e Brasile, oltre a cittadine italiane e persone transgender.
Le contestazioni riguardavano condotte differenti attribuite ai singoli imputati, chiamati a rispondere, a vario titolo, delle ipotesi di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. L’inchiesta aveva portato alla luce un presunto circuito che, secondo la ricostruzione accusatoria, ruotava attorno ai due immobili situati nella zona alta della centralissima via Atenea.
La sentenza rappresenta un passaggio significativo di una vicenda giudiziaria avviata molti anni fa. Trattandosi di una pronuncia di primo grado, restano ferme le garanzie previste dall’ordinamento e la possibilità di impugnazione nei successivi gradi di giudizio.
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