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Giovedì 15 Ottobre 2026

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Cronaca

Agrigento, presunti maltrattamenti all’ex moglie: la Procura chiede 2 anni e 4 mesi per un commerciante

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L’uomo, 51 anni, è accusato anche di violazione di domicilio. La difesa contesta gli addebiti e invoca l’assoluzione. Sentenza attesa il 4 novembre.

Due anni e quattro mesi di reclusione: è la pena richiesta dalla Procura di Agrigento per un commerciante di 51 anni, imputato per presunti maltrattamenti in famiglia e violazione di domicilio ai danni dell’ex moglie. Il procedimento nasce dalla denuncia presentata dalla donna alla Polizia di Stato, che ha dato avvio agli accertamenti su una serie di comportamenti che sarebbero andati avanti per diversi mesi.

Gli episodi contestati si sarebbero verificati tra giugno 2024 e aprile 2025. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo avrebbe sottoposto l’ex coniuge a ripetute condotte vessatorie, tali da provocarle una condizione di forte disagio e uno stato d’ansia persistente.

Tra gli elementi ricostruiti durante il processo figurerebbe un presunto tentativo di aggressione fisica, che sarebbe avvenuto nell’estate del 2024 anche in presenza dei figli. In seguito, sempre secondo l’impianto accusatorio, si sarebbero susseguiti episodi di pedinamento per le strade cittadine, insulti rivolti alla donna anche sul luogo di lavoro e numerosi messaggi e videochiamate dal contenuto offensivo.

Al commerciante viene inoltre contestato un episodio di violazione di domicilio: in una circostanza, sarebbe entrato senza autorizzazione nell’abitazione dell’ex moglie, mettendo mano ai cassetti. Si tratta di fatti che dovranno essere valutati dal giudice alla luce degli elementi emersi nel dibattimento.

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La difesa dell’imputato ha respinto le accuse, chiedendo al Tribunale di pronunciare una sentenza di assoluzione. Le posizioni delle parti sono dunque contrapposte e la decisione finale spetterà all’autorità giudiziaria.

Il verdetto è atteso per il prossimo 4 novembre, quando il giudice monocratico si ritirerà in camera di consiglio per deliberare. Fino a un’eventuale condanna definitiva, per l’imputato vale la presunzione di innocenza.

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