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Martedì 22 Settembre 2026

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Azzurra Morreale, da Agrigento alla ricerca internazionale: il coraggio di una donna che non ha mai smesso di imparare

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Dall’Università di Agrigento alla ricerca internazionale: il coraggio di una donna che non ha mai smesso di imparare. Stiamo parlando dell’agrigentina Azzurra Morreale, docente e ricercatrice di riconosciuto profilo internazionale, premio Città di Aragona 2026. Il prestigioso riconoscimento, ideato dall’associazione culturale “Aragonesi nel Mondo”, presieduta dal dott. Vincenzo Di Giacomo e ideata da Giuseppe Lorenzano, le è stato conferito lo scorso 11 settembre, nel corso di una partecipa manifestazione che si è svolta nella sala Borremans del monumentale Palazzo Principe Naselli di Aragona.

Professoressa associata tenure-track presso la LUT University in Finlandia, dove dirige il Viipuri Lab, laboratorio dedicato alla ricerca sperimentale in ambito economico e comportamentale, ha conseguito il dottorato di ricerca in Ingegneria gestionale all’Università degli Studi di Palermo. La sua carriera l’ha portata a ricoprire incarichi accademici anche in Svezia e in Italia, oltre a svolgere attività di ricerca negli Stati Uniti. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali e vincitrice di finanziamenti per la ricerca, Morreale si distingue per i suoi studi sulla finanza comportamentale, sui processi decisionali e sull’economia sperimentale. Nel 2022 ha ricevuto il riconoscimento “Teacher of the Year” dalla LUT Business School, a testimonianza della qualità del suo impegno nella didattica universitaria.

In  questa intervista esclusiva la professoressa Morreale si confida e ci racconta il percorso che l’ha portata dalla laurea in Ingegneria gestionale conseguita ad Agrigento, alla ricerca in economia comportamentale, passando per la California e l’Università di Trento: «Bisogna credere in se stessi e avere sempre un obiettivo», è il suo mantra.

Azzurra, cominciamo da Agrigento. Come nasce il tuo percorso universitario?

«Dopo il liceo classico avevo già deciso di scegliere una facoltà scientifica. Ero orientata tra matematica, ingegneria gestionale ed economia. Inizialmente pensavo di andare a Palermo, ma grazie al suggerimento della mia migliore amica decisi di iscrivermi al corso di Ingegneria gestionale ad Agrigento. Mi sono trovata bene, anzi benissimo, e ho completato lì il percorso triennale, proseguendo poi con la laurea magistrale a Palermo».

Quanto è stato importante il percorso universitario ad Agrigento?

«Moltissimo. L’università ad Agrigento ha dato la possibilità a tante persone di studiare che, per motivi economici o familiari, non avrebbero potuto trasferirsi altrove. Poter vivere a casa e non dover sostenere i costi di un trasferimento è un’opportunità fondamentale. Anche il bagaglio che ho ricevuto dal liceo classico è stato importante: mi ha dato un metodo di studio e un’apertura mentale che mi hanno accompagnato durante tutto il percorso».

Dopo la laurea magistrale arriva il dottorato a Palermo. Come si sviluppa la tua specializzazione?

«Durante il percorso universitario un professore di statistica si accorge di me e mi incoraggia a intraprendere il dottorato. Successivamente mi specializzo nella finanza aziendale e nelle opzioni reali, un ambito che studia le decisioni di investimento in condizioni di incertezza. Durante il dottorato trascorro un periodo in California, alla University of California, Santa Cruz. È un’esperienza decisiva, perché lì conosco un professore che si occupa di economia comportamentale e che mi mette in contatto con il laboratorio di Trento».

La California e poi Trento. Quanto è stato importante avere il coraggio di mettersi in gioco?

«Fondamentale. Se avessi voluto mantenere tutto sotto controllo, scegliendo soltanto ambienti conosciuti, non avrei fatto molte delle esperienze che mi hanno portato dove sono oggi. In California i primi mesi sono stati difficili: non conoscevo bene la lingua e mi trovavo in una cultura diversa. Anche a Trento ho dovuto imparare moltissimo, lavorando con un gruppo di economisti mentre la mia formazione era quella di un’ingegnera gestionale. Mi sono messa a studiare e ho cercato di sfruttare ogni occasione».

Nel 2015 arriva l’opportunità della Finlandia. Come hai conquistato quel posto?

«Mentre ero a Trento ho visto una posizione universitaria in Finlandia che corrispondeva ai miei interessi di ricerca. Ho inviato il curriculum e le pubblicazioni e ho affrontato diverse fasi di selezione. Mi sono preparata molto bene, studiando anche il profilo dei docenti che mi avrebbero intervistata. Alla fine ho ricevuto l’offerta e sono stata assunta. È stato un passaggio importante, che ha aperto una nuova fase della mia carriera».

L’arrivo in Finlandia è stato semplice?

«No, i primi mesi sono stati molto difficili. Avevo superato in parte l’ostacolo della lingua, ma mi sono trovata in un contesto culturale completamente diverso. Ho dovuto imparare a conoscere le persone e le loro abitudini. Dal punto di vista professionale, mi è stato affidato anche un corso di analisi dei dati e machine learning, oltre a un software di programmazione che non conoscevo. Ho dovuto studiare e imparare rapidamente. In gran parte ho affrontato queste difficoltà da sola, mettendomi continuamente in gioco».

Oggi sei professoressa associata presso la LUT University e dirigi il Viipuri Lab. Di cosa ti occupi nella ricerca e nell’insegnamento?

«Mi occupo di finanza comportamentale e sperimentale, economia comportamentale e processi decisionali. Attualmente insegno corsi sulle opzioni reali e sulla valutazione degli investimenti, sull’analisi dei dati e sul machine learning, oltre che sull’economia sperimentale. Dirigere il Viipuri Lab mi permette di dedicarmi alla ricerca sperimentale in ambito economico e comportamentale».

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Hai lavorato anche in Svezia e collabori con l’Università di Trento. Quanto conta il confronto internazionale?

” Il confronto con ricercatori provenienti da contesti diversi consente di imparare continuamente e di sviluppare nuove prospettive. La collaborazione con Trento, in particolare, è rimasta un punto di riferimento nel mio percorso scientifico».

Quali sono le differenze che hai riscontrato tra il sistema universitario italiano e quello finlandese?

«Credo che la formazione italiana sia molto apprezzata all’estero. I nostri percorsi sono spesso più lunghi e impegnativi. In Finlandia, però, ho molto più tempo da dedicare alla ricerca rispetto a quanto avrei con un carico di insegnamento equivalente in Italia. Questo è uno degli aspetti che considero maggiormente quando rifletto sul mio futuro professionale».

Hai mai pensato di tornare in Italia?

«Sì, e ho ricevuto anche delle opportunità. Nel 2022 c’è stata una possibilità a Trento e, più recentemente, sono stata ricontattata da Palermo. Oggi rimanere all’estero è una scelta consapevole, mentre tanti anni fa era legata soprattutto alle opportunità disponibili. È una decisione che valuto con attenzione, perché il desiderio di tornare esiste, ma per il momento ritengo sia giusto continuare ancora un po’ il mio percorso internazionale».

Che consiglio daresti ai giovani universitari e ai neolaureati che desiderano intraprendere una carriera internazionale?

«Innanzitutto, devono credere in se stessi. Io stessa sono molto critica nei miei confronti e a volte dubito delle mie capacità, ma ho sempre cercato di mantenere chiaro l’obiettivo. Non bisogna necessariamente conoscere fin dall’inizio tutte le strade per raggiungerlo. È importante avere una direzione, essere disposti a studiare e affrontare le difficoltà. La motivazione e la voglia di imparare possono fare la differenza».

Dopo tanti anni all’estero, cosa significa per te tornare ad Aragona e ricevere il Premio “Città di Aragona”?

«Torno in Finlandia con tanta energia e con l’amore che la mia famiglia mi dà. Questo riconoscimento mi ha rafforzato l’identità e mi ha dato una spinta ulteriore a voler fare qualcosa per il nostro territorio, anche vivendo all’estero. Mi piacerebbe trovare un modo per collegare la realtà siciliana con quella finlandese».

Quale connessione immagini tra queste due culture?

«Penso che entrambe abbiano aspetti positivi. La flessibilità, la voglia di fare e la capacità di risposta che abbiamo noi potrebbero unirsi al rispetto delle regole, alla puntualità e a un sistema più snello come quello finlandese. Credo che questo mix potrebbe funzionare molto bene».

Ti senti arrivata professionalmente?

«No, non mi sento mai arrivata. Ogni progetto scientifico è una nuova sfida. Si ricomincia sempre dalla domanda di ricerca, dallo studio della letteratura e dall’approfondimento. L’esperienza aiuta, ma bisogna continuare a studiare e imparare. È proprio questa evoluzione continua che mi motiva».

Luigi Roberto Mula – giornalista

intervista esclusiva per scrivolibero.it 

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