Favara, viola ripetutamente il divieto di avvicinamento alla madre: 22enne trasferito in carcere
Il giovane, già sottoposto a una misura cautelare con braccialetto elettronico per un’indagine sui maltrattamenti in famiglia, avrebbe continuato a cercare contatti con la donna di 54 anni. Disposto l’aggravamento della misura.
Il divieto di avvicinamento e il controllo attraverso il braccialetto elettronico non sarebbero stati sufficienti a impedirgli di cercare ripetutamente la madre. Per un ventiduenne di Favara si sono così aperte le porte del carcere, dopo che le presunte violazioni delle prescrizioni cautelari hanno portato l’autorità giudiziaria a disporre una misura più severa.
L’arresto è stato eseguito dai carabinieri della Tenenza di Favara in attuazione di un’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari. Una volta completate le procedure negli uffici della caserma di via Olanda, il giovane è stato accompagnato nella casa circondariale “Pasquale Di Lorenzo” di Agrigento.
Il ventiduenne era già coinvolto in un procedimento per maltrattamenti in ambito familiare. In precedenza, nei suoi confronti erano stati disposti l’allontanamento e il divieto di comunicare con la persona offesa, la madre, una donna di 54 anni residente a Favara.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nonostante le restrizioni imposte, il giovane avrebbe continuato a violare le prescrizioni, tentando più volte di entrare in contatto con la donna. Una condotta che, stando agli accertamenti, si sarebbe protratta nel tempo, rendendo inefficaci le misure inizialmente adottate per garantire la tutela della persona offesa.
La reiterazione delle presunte violazioni avrebbe quindi indotto l’autorità giudiziaria a riconsiderare il quadro cautelare, disponendo il passaggio a una misura più restrittiva. Il trasferimento in carcere è stato eseguito dai militari dell’Arma, chiamati a dare attuazione al provvedimento.
La vicenda evidenzia il ruolo delle verifiche sul rispetto delle misure di protezione nei casi di presunti maltrattamenti familiari. Le responsabilità contestate al giovane dovranno comunque essere accertate nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione d’innocenza.
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