Licata, accuse di maltrattamenti e violenza sessuale sulla moglie: 50enne allontanato con braccialetto elettronico
La misura cautelare è stata disposta dal gip di Agrigento dopo la denuncia della donna, 48 anni. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’uomo avrebbe esercitato un controllo continuo sulla vita della moglie, arrivando a minacciarla e aggredirla.
Un clima domestico che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato segnato da imposizioni, gelosia e continue vessazioni, fino alle presunte aggressioni fisiche e agli abusi sessuali. È il quadro al centro di un’inchiesta che coinvolge un cinquantenne di Licata, destinatario di una misura cautelare che gli impone di non avvicinarsi alla moglie, una donna di 48 anni.
Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, che ha disposto anche l’utilizzo del braccialetto elettronico. L’uomo dovrà mantenere una distanza di almeno mille metri dalla persona offesa e dai luoghi da lei frequentati. Le ipotesi di reato contestate dai carabinieri sono maltrattamenti contro familiari o conviventi, lesioni personali aggravate e violenza sessuale. I fatti denunciati si sarebbero verificati ripetutamente tra luglio e i primi giorni di ottobre del 2026.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il cinquantenne avrebbe cercato di limitare progressivamente l’autonomia della moglie, controllandone il cellulare, gli spostamenti e persino le spese quotidiane. La donna sarebbe stata inoltre indotta a dedicarsi esclusivamente alla gestione della casa e dei figli, senza poter svolgere liberamente un’attività lavorativa.
La situazione sarebbe diventata ancora più tesa dopo che l’uomo avrebbe scoperto alcune conversazioni intrattenute dalla moglie sui social network con un’altra persona. Uno degli episodi più gravi contestati risalirebbe al 25 luglio: in quella circostanza, secondo l’accusa, il cinquantenne avrebbe insultato la donna, minacciandola di morte con un coltello puntato alla gola, per poi colpirla ripetutamente al volto.
Nel tentativo di recuperare il rapporto, la coppia avrebbe successivamente lasciato la Sicilia per trasferirsi temporaneamente nel Nord Italia. Il cambiamento di ambiente, tuttavia, non avrebbe posto fine alle presunte violenze. Anche durante quel periodo, la donna sarebbe stata aggredita, riportando lesioni personali.
Dopo una serie di episodi che avrebbe giudicato ormai insostenibili, la quarantottenne avrebbe deciso di interrompere la relazione e fare ritorno a Licata. Qui si è rivolta ai carabinieri, denunciando quanto avrebbe subito e consentendo l’avvio degli accertamenti.
Nel corso delle indagini sarebbero emerse anche le accuse relative a presunti abusi sessuali. La donna avrebbe riferito di essere stata costretta a rapporti contro la propria volontà sia durante il soggiorno nel Nord Italia sia dopo il rientro in Sicilia, nonostante avesse manifestato il proprio dissenso.
La misura cautelare mira a tutelare la persona offesa e a impedire nuovi contatti nelle more del procedimento. Le contestazioni restano ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate in sede giudiziaria: la responsabilità dell’indagato potrà essere affermata soltanto all’esito del processo e nel rispetto della presunzione d’innocenza.
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