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Giancarlo Giannini al “Pirandello”: “In questi tempi di follia c’è bisogno di riscoprire il valore delle parole”

Lo troviamo seduto in camerino mentre fuma una sigaretta: Giancarlo Giannini ci accoglie così, sorridendo (foto di Calogero Longo).

È appena calato il sipario su Le Parole Note, lo spettacolo con il quartetto jazz diretto da uno straordinario Marco Zurzolo, andato in scena al teatro Pirandello di Agrigento, sabato e domenica scorsi.

Il maestro pare ancora assorto. Sul tavolo per il trucco c’è ancora l’inseparabile marranzano: Giancarlo lo intona ad ogni replica, come ad attestare il suo amore per la Sicilia.
“Ma chi era sto Giovanni?” esordisce. L’attore, si riferisce ad uno spettatore che all’inizio dello spettacolo irrompe in platea gridando: “Il Contrabbasso disturba”. Il fuoriprogramma, però, non infastidisce gli artisti che, simpaticamente, nel corso della serata, chiedono più volte consigli a Giovanni.

“Lo spettacolo varia tutte le sere, cambio i testi, metto, tolgo”, ci confessa Giannini, che prosegue: “È una conversazione con il pubblico. Un gioco: io gioco con voi e voi giocate con me. Uno scambio di emozioni. In questi tempi, nei quali sembra che stiamo vivendo un momento di follia, c’è bisogno di riscoprire il valore delle parole”.
Gli occhi chiarissimi sono quasi trasparenti, il volto, invece, è quello sempre affascinante, ma segnato, di un uomo di settant’anni con alle spalle oltre centoventi film e una candidatura all’Oscar nel 1977 per “Pasqualino Settebellezze” di Lina Wertmüller.
Giannini narra, divaga, si perde di continuo. Passa dai ricordi della sua lunga carriera di attore a quelli più recenti dello spettacolo che si è appena concluso.

Con Le parole note, la recitazione di Giannini, la sua voce calda e penetrante ha condotto gli spettatori in atmosfere mistiche, malinconiche ed ironiche in un viaggio dal Duecento ai giorni nostri.
Grandi emozioni, dunque, molteplici atmosfere ed un unico spettacolo che tocca l’apice con il monologo di Marco Antonio, dal “Giulio Cesare” di William Shakespeare: “Nobili romani! Amici, concittadini romani! Prestatemi orecchio. Sono venuto a seppellire Cesare, non a farne l’elogio”. La breccia è aperta!
Il contrastato caleidoscopio di sentimenti diventa, così, il filo conduttore della magistrale esibizione che soffre, però, di qualche pausa di troppo.
La recitazione è arte e come tutte le arti è soggettiva. Esistono, quindi, infinite sfumature da dare a un personaggio od a un monologo. Giannini nello spettacolo le percorre tutte, analizzando la parola con fare deduttivo: “È vero che il poeta scrive le parole – afferma il mattatore – ma è bello leggere la poesia tra una riga e l’altra, cioè nello spazio bianco, quello spazio che ti lascia la possibilità di fantasticare e di pensare”.
In ultima analisi, Le parole note è un recital colto, raffinato, tenero, che pesca a piene mani nell’immensità poetica della letteratura italiana .
Pubblico in estasi ed applausi a scena aperta. Anche da parte di Giovanni.

Luigi Mula

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