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Cultura

La Virità femminile singolare-plurale e l’universalità della storia mediterranea

Giusy Sciacca ci ha regalato un altro dei suoi lavori che farà discutere. E’ brava Giusy, ed è anche molto bella. Di quella bellezza mediterranea travolgente. Ma leggerla e ascoltarla è un vero piacere, perché riesce a stupirti, parola dopo parola. Provare per credere. Una dimostrazione? Eccola: “Qual è la verità? Domanda sbagliata. La verità non è mai solo singolare, ma di certo è femminile”. Qualcosa di simile lo aveva scritto un Premio Nobel agrigentino, Luigi Pirandello: “ci sono 3 verità, la mia, la tua e la verità”. Ma Giusy con questo suo lavoro è andata molto oltre.
“Virità, femminile singolare-plurale” è un viaggio per tutti attraverso la stratificazione storica della Sicilia, ma è anche un ardito esperimento. Lo è anche a livello linguistico per cercare di rendere in una forma moderna l’anima delle donne nel rispetto del loro contesto di appartenenza. Da un racconto all’altro si parla in greco, latino, arabo, ebraico fino all’arbëreshe e si respirano ancora altre lingue come lo spagnolo e il francese. O in un siciliano impregnato di suoni e parole di origine lontana.

Giusy Sciacca, nata a Lentini, vive tra Roma e Siracusa. È controllora del traffico aereo, autrice di racconti, romanzi e testi teatrali. Scrive di libri per diverse testate giornalistiche – «La Sicilia», «SicilyMag» e «La Voce di New York» – e ha fondato il blog Parola di Sikula, dedicato ai libri e alla cultura. È inoltre ideatrice e curatrice del Premio Nazionale di Poesia Sonetto d’Argento Jacopo da Lentini.

Torniamo al libro. Le protagoniste di questi venti racconti, stanche di essere spesso dimenticate o travisate, prendono la parola per narrare loro la storia e spiegare al lettore la propria versione dei fatti. Alcune abitano sull’Isola dai tempi del mito, altre sono partite per poi ritornare, altre ancora sono arrivate in epoche più moderne, fino a giungere agli albori del Novecento.

Sono dee, artiste, nobildonne, talvolta sante, ma anche rivoluzionarie, eretiche, scienziate. In una parola, donne. E non aspettano altro che essere ascoltate. Il volume – che è il risultato dell’intreccio di queste singole voci, scelte e filtrate dalla scrittura dell’autrice – diventa così plurale. Come la parola virità, femminile singolare-plurale.

Da pochi giorni l’ultimo lavoro di Giusy Sciacca è disponibile in libreria e negli store online “Virità, femminile singolare-plurale” di Giusy Sciacca pubblicato da Edizioni Kalós. Il libro è un percorso di ricerca dalla Sicilia verso l’universalità della storia mediterranea attraverso la narrazione del femminile.
Per questo “Virità, femminile singolare-plurale” non è rivolto solo alle donne o solo ai siciliani, ma va oltre i confini regionali. Nei racconti delle protagoniste – da Aretusa, Santa Lucia, Cleopatra di Sicilia, Damarete di Agrigento a Peppa la Cannoniera e a molte altre più e meno note – si leggerà della storia e del patrimonio culturale che appartengono all’Italia intera e oltre.

“Il titolo e il sottotitolo racchiudono tutto il senso di questo progetto: un termine siciliano femminile singolare e plurale. Niente di più chiaro. La stessa virità può essere parziale, relativa. Appartiene a una e a molte, ognuna è certa di averne almeno una” – spiega l’autrice – “Siano state esse regnanti, nobili o schiave e popolane, criminali o eretiche, donne di scienza e artiste, hanno vissuto da protagoniste più di quanto spesso la storia o la letteratura abbia reso loro merito perché viziate da misoginia atavica, di frequente tanto interiorizzata da non essere percepita. A queste si aggiungono le nostre sante e le ninfe dalle quali spesso i riti religiosi provengono”.

Il libro, come precisa la stessa scrittrice, non ha il solo proposito di ricordare queste donne, ma si propone una sfida audace. Vuole dare loro voce una volta per tutte. Non una catalogazione dunque, ma racconti intimi ed emozioni autentiche, o plausibili, narrate in prima persona. La coscienza delle donne, siciliane e non, è qui. “Delle protagoniste ho cercato di interpretare il sentire, ciò che non hanno detto o non è stato sufficientemente ascoltato. Non hanno mai parlato così o non era stato permesso loro di parlare in alcuni precisi momenti. Adesso, sì”. Spiega giustamente l’autrice.

Un libro che si legge, come spesso accade per i testi che ci piacciono, scorrendo le pagine avanti e indietro. Cercando di trovare nelle narrazioni di queste donne stimoli e riferimenti.
Una splendida testimonianza di una donna dei nostri tempi che sa leggere passato e presente, ma che è anche capace di portarci nel futuro. Non è il caso di scrivere altro. Per capire bisogna assolutamente leggere il libro.

Francesco Pira

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