Lotta alla povertà e assegnazione case a indigenti e immigrati. Volontari di strada: “che fine ha fatto il progetto Carrubbo?”
Come nei migliori sceneggiati TV degli anni 60 e 70, facciamo un riassunto delle puntate precedenti. E’ il 28 aprile 2026 quando, nel corso di un confronto al Teatro Pirandello, consegniamo ai quattro candidati a sindaco un documento dall’eloquente titolo: “Lotta alla Povertà”. E tra le priorità indicate c’è quella di realizzare in città dormitori pubblici per consentire ai numerosi “invisibili” di potere avere un tetto nel quale ripararsi. E’ il 24 settembre 2026 quando, con un lungo documento, ritorniamo sulla questione, proponendo all’amministrazione comunale una serie di suggerimenti per far si che Agrigento, “città aperta”, possa disporre di dormitori pubblici e di centri di accoglienza notturni, gestiti sia dal Comune che da enti del Terzo Settore. Tre le direttrici indicate: ricerca di immobili di proprietà comunale, accesso ai fondi europei, utilizzo delle residue risorse di Agrigento Capitale della Cultura.
Oggi vogliamo tornare sulla questione perché a distanza di un mese dall’ultimo documento, di quasi sei dalla consegna del dossier “Lotta alla Povertà” e ad oltre quattro mesi dall’insediamento dell’attuale amministrazione, si registra solo un silenzio assordante su questa tematica. Nessuno, tra sindaco, assessori e consiglieri comunali, ha presentato uno straccio di studio, un progetto, una proposta, una richiesta di finanziamento per realizzare queste importanti strutture che danno dignità non solo alle persone che ne beneficiano, ma alla intera comunità. E cosi si continua nel più assoluto disinteresse e indifferenza, due stati emotivi che albergano nell’animo degli agrigentini. Indifferenza e disinteresse che hanno, la settimana scorsa, accompagnato le giornate e soprattutto le nottate di decine di richiedenti asilo politico che hanno letteralmente bivaccato davanti alla sede della Polizia di via Crispi per portare a termine le pratiche. Cittadini pakistani e somali senza denaro e senza alloggio, come ha denunciato in un servizio il sito Agrigentonotizie. “Una condizione, ha scritto il giornalista Gerlando Cardinale, che rende ancora più urgente trovare una sistemazione, dopo le richieste già avanzate per entrare nel circuito dell’accoglienza”. Notizia ripresa proprio ieri dall’Agenzia Ansa che riportiamo integralmente:
“Decine di giovani migranti sono costrette a dormire all’aperto sui marciapiedi di piazzetta Socrate, a 50 metri dall’ufficio Immigrazione della questura di Agrigento, senza servizi igienici, acqua e pasti caldi. È la fotografia di una emergenza che si trascina da oltre 3 settimane nel centro cittadino, scatenando la protesta delle 40 famiglie residenti, di titolari di strutture turistico-ricettive e di un dermatologo che ha lo studio nella piazzetta. All’origine del fenomeno vi è l’afflusso quotidiano di stranieri – provenienti sia dalla provincia, che da diverse località della regione o della penisola – per completare le procedure per il rilascio o il rinnovo dei permessi di soggiorno. L’ufficio Immigrazione nel 2023 ad esempio s’è trovato a gestire 11 mila persone sbarcate a Lampedusa nell’arco di pochi giorni. I migranti, nella compilazione delle istanze, dovrebbero specificare il domicilio, ma molti di loro non hanno un luogo di residenza e dovrebbero dunque venire alloggiate in strutture d’accoglienza. I trasferimenti adesso, contrariamente al passato, non avvengono rapidamente e i gruppi di migranti restano a bivaccare, non avendo dove appoggiarsi, in attesa che un autobus predisposto dalla Prefettura li passi a prendere per portarli in un centro d’accoglienza. L’hotspot di Porto Empedocle non ha un ente gestore perché la convenzione – sottoscritta con la Croce Rossa nel gennaio del 2024 – doveva durare 6 mesi e quindi non può ospitare persone. Lasciare queste persone in attesa, per strada, crea “scene agghiaccianti, dal punto di vista igienico-sanitario”, spiegano i residenti di piazzetta Socrate che stamattina hanno cercato di ripulire uno dei marciapiedi. “Siamo in condizioni di disagio estremo, lo sono loro e lo siamo anche noi. S’è creato un campo profughi abusivo”, dicono gli agrigentini.
La questione legata ai dormitori e all’assegnazione di immobili di proprietà comunale si trascina da decenni. Eppure, non mancano e non sono mancate le opportunità. Alcuni esempi.
PROGETTO CARRUBBO – Un progetto ormai divenuto “maggiorenne”, ma del quale si sa poco o nulla. Era il 2008 quando l’allora sindaco Marco Zambuto, unitamente all’assessore alla Solidarietà Sociale, Giacomo Daina, presentarono alla stampa, in pompa magna, il “Progetto Carrubbo”. Finanziato con oltre un milione di euro, per l’esattezza 1.344.600,00 euro, inserito nel Fondo di inclusione del Ministero della Solidarietà Sociale, prevedeva la ristrutturazione di dodici unità abitative di proprietà comunale, ubicate prevalentemente nel centro storico, da destinare ai soggetti interessati, cittadini immigrati in possesso di regolare permesso di soggiorno, con disagio abitativo o in stato di emergenza. Prevedeva l’accoglienza in maniera temporanea di nuclei familiari con minori che non hanno un reddito sufficiente per permettersi la locazione di un alloggio. Abitazioni ubicate in via Santa Sofia e in via Discesa di Porto Empedocle. Quella di via Santa Sofia al civico numero 6, nel cuore del centro storico di Agrigento, composta da due locali di proprietà del Comune di Agrigento, è stata regolarmente ristrutturata, circa 20 anni fa, con il finanziamento previsto appunto dal Progetto Carrubbo. E’ pronto per essere consegnato ed abitato. A distanza di tempo non si sa più come siano fatti gli stessi locali perché mai aperti. Ci chiediamo e chiediamo come mai in tutti questi anni l’immobile non è stato ancora assegnato. E’ mai stata fatta una graduatoria per l’assegnazione a favore delle famiglie indigenti? Esiste in qualche sperduto cassetto di qualche ufficio comunale una domanda, una richiesta per avere assegnato l’immobile? E soprattutto perché è chiuso? Forse, a questo punto, trova un qualche fondamento la “leggenda metropolitana” secondo la quale al Comune non si troverebbero più le chiavi dell’appartamento. Vorremmo solo che fosse davvero una “leggenda metropolitana” e non una tragica e drammatica verità. Per quanto concerne i 12 immobili di via Discesa di Porto Empedocle, non si sa nulla. Se, nel frattempo, sono stati ristrutturati, assegnati, chi gestisce tutte le operazioni relative appunto alle richieste e alle assegnazioni. Vorremmo chiarezza.
VILLA BETANIA – Da tempo sono in corso lavori di ristrutturazione nella ex Villa Betania, destinata a diventare punto di accoglienza e rifugio a favore dei senza dimora, nell’ambito del progetto Housing First. I lavori sono finanziati dalla Missione 5 del PNRR “Inclusione e coesione”, che destina risorse europee a servizi sociali, disabilità e marginalità sociale. Opere non ancora ultimate, mentre la realtà ci offre una fotografia di decine e decine persone senza dimora.
PIANO BARONE – In questa zona, sempre nel cuore del centro storico, insistono dei locali che una volta ospitavano gli uffici comunali dell’Economato. Locali che se, adeguatamente ristrutturati, potrebbero costituire anch’essi un centro di accoglienza per i senza tetto.
“Ancora una volta torniamo sulla questione – dichiara la presidente dei Volontari di Strada – perché abbiamo a cuore le storie di persone, famiglie che vivono in condizioni di povertà e ai margini della società. Quello dei dormitori è un problema che porteremo avanti senza soluzione di continuità sino a quando non troveremo le porte del cuore spalancate da chi dovrebbe intervenire. Per quanto riguarda nello specifico, ci chiediamo: sono stati recuperati gli immobili previsti nel Progetto Carrubbo? Chi ha gestito e gestisce ad oggi le procedure per l’affidamento a famiglie di immigrati? Quante abitazioni attualmente sono libere da potere essere occupate, secondo, ovviamente, le procedure di legge? A queste e ad altre domande chiediamo risposte urgenti per una soluzione immediata del problema. Non ci fermeremo e andremo avanti come bulldozer perché la dignità delle persone vanga riconosciuta. Concludo, come ho fatto nell’ultimo documento: Una città si misura sul grado di dignità che sa offrire ai cittadini meno fortunati. PERCHE’ NESSUNO DEVE ESSERE ULTIMO IN QUESTA CITTA’ “
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