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Martedì 22 Settembre 2026

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Colpi di pistola contro abitazioni ad Agrigento, Carmina: «La sicurezza non può restare uno slogan»

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Quattro colpi di pistola contro il portone di un condominio in via Dante, poi, appena un giorno dopo, altri sette proiettili esplosi contro la facciata di un’abitazione in via Garibaldi. Due episodi distinti, ancora al vaglio degli investigatori, che hanno riportato la paura nel centro di Agrigento e riacceso il dibattito sulla sicurezza e sul controllo del territorio.

A intervenire sulla sequenza di spari è la deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina, che chiede una risposta concreta da parte delle istituzioni. «Non possiamo limitarci a registrare i fatti – afferma – perché c’è una comunità preoccupata che chiede allo Stato una presenza vera, visibile e quotidiana».

Sul possibile collegamento tra i due episodi, al momento, non ci sono certezze. Saranno gli investigatori e la magistratura a ricostruire le dinamiche, individuare eventuali responsabili e stabilire se dietro i due atti intimidatori possa esserci una matrice comune. Per Carmina, tuttavia, la successione temporale dei fatti rappresenta già un elemento che non può essere sottovalutato.

La parlamentare punta quindi il dito contro le politiche del Governo in materia di sicurezza. «Per anni abbiamo ascoltato annunci, slogan e promesse – sostiene – ma oggi dobbiamo chiederci cosa sia cambiato concretamente nelle nostre città». Secondo Carmina, gli episodi registrati ad Agrigento alimenterebbero tra i cittadini una crescente percezione di insicurezza.

Nel suo intervento la deputata torna anche sulla questione degli organici delle forze dell’ordine. Ricorda come, nei mesi scorsi, il piano di assegnazione della Polizia di Stato avesse previsto per Agrigento una sola unità, in un contesto caratterizzato da una carenza di personale denunciata da tempo. I successivi rinforzi, osserva Carmina, avrebbero in parte consentito di coprire scoperture già esistenti, mentre una quota sarebbe stata destinata al nuovo presidio di Lampedusa-Linosa.

«Il problema del controllo effettivo del territorio agrigentino resta aperto», afferma la parlamentare, ricordando di avere presentato diverse interrogazioni sulla carenza di personale delle forze dell’ordine e sulle condizioni della sicurezza nella provincia.

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Carmina invita comunque a non anticipare conclusioni investigative. «Non sappiamo ancora se i due episodi siano collegati e non spetta alla politica sostituirsi agli investigatori», sottolinea, chiedendo però che le indagini procedano rapidamente e che le istituzioni garantiscano una presenza più capillare.

Il tema, per la deputata, non riguarda soltanto la repressione dei singoli episodi, ma anche il rischio che la paura finisca per diventare una condizione abituale per i cittadini. «Non possiamo permettere che qualcuno pensi di poter risolvere i propri conflitti con le pistole – sostiene – né lasciare spazio alla giustizia fai da te».

Nella parte finale del suo intervento, Carmina collega la questione della sicurezza al dibattito politico nazionale, facendo riferimento alla riforma della legge elettorale attualmente all’attenzione della maggioranza. «La legge elettorale può certamente essere discussa – afferma – ma le priorità di un Governo si vedono anche da ciò che sceglie di mettere al centro della propria agenda».

La deputata conclude chiedendo maggiore attenzione per Agrigento e per il rafforzamento dei controlli sul territorio. «Se dopo quasi quattro anni di Governo Meloni siamo ancora costretti a chiedere più uomini, più controlli e più presidio del territorio – sostiene – allora sulla sicurezza siamo davanti a un fallimento politico che non può essere nascosto dietro gli annunci». E ribadisce: «Agrigento non vuole diventare un Far West. Vuole semplicemente tornare a sentirsi una città sicura, dove lo Stato c’è e si vede».

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