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Regioni ed Enti Locali

I Cittadini contro le mafie: lo Stato protegge chi sbaglia

mafiaNon usa mezze frasi Giuseppe Ciminnisi – coordinatore nazionale dei familiari di vittime di mafia dell’associazione “I cittadini contro le mafie e la corruzione” – nell’affrontare Il problema della mancata copertura finanziaria in ordine alla questione della equiparazione della condizione giuridica delle vittime della mafia e del terrorismo.

“Viviamo in un Paese – afferma Ciminnisi – dove l’inefficienza sembra essere diventata il nostro baluardo, dove la vita non vale nulla e parole come giustizia e dignità, pronunciate da quei soggetti che spesso sono gli artefici principali del divario tra vittime, suonano vuote se non addirittura offensive nei riguardi di chi ha pagato a caro prezzo l’attaccamento ai valori della legalità”.
L’accusa, oltre che alla mancata equiparazione tra vittime, è rivolta all’attuale formulazione della legge 512/1999 che lascia spazio ad eventuali congiunti di un soggetto ucciso dalla mafia, nonostante sentenze, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e esiti d’indagini abbiano portato ad accertare la vicinanza o l’appartenenza della vittima ad organizzazioni mafiose, di accedere al Fondo di solidarietà in favore delle vittime. Unica condizione, che non si siano riportate precedenti condanne o non si sia stati soggetti a misure di prevenzione.
“Si tratta di un’ingiustizia – prosegue Ciminnisi – che va a discapito di tutte le vittime innocenti, il cui accesso al Fondo è limitato dalle disponibilità finanziarie annuali dello stesso, dinanzi la quale non possiamo restare indifferenti. Stentiamo infatti a comprendere la “criminogena” ispirazione che ha portato a tutelare i congiunti di vittime non estranee all’organizzazione criminale, garantendo loro la stessa possibilità di accesso dei familiari di vittime innocenti di mafia.”

In concomitanza con l’anniversario della strage di Capaci, nel corso della quale vennero uccisi il Giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, a alla quale sopravvissero soltanto Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e Giuseppe Costanza, il coordinatore nazionale dei familiari di vittime di mafia innocenti critica duramente quanti sempre pronti a far passerelle, mostrano un’’indifferenza “omertosa” dinanzi ad una lacuna che definisce “maliziosa”, per fare un uso improprio di una norma di legge che ben altri scopi avrebbe dovuto avere.

“Ci troviamo dinanzi l’utilizzo di risorse finanziarie pubbliche, utilizzate da uno Stato che protegge chi sbaglia. Quanti sono i casi in cui è stato consentito l’accesso al Fondo per delitti nei quali autori e vittime erano entrambi di stampo mafioso? A quanto ammontano le somme erogate? Mi chiedo quanti di coloro i quali nella giornata di domani, in occasione di una triste ricorrenza che dovrebbe indurre a riflettere, avranno il coraggio di condannare poi quell’antimafia parolaia e poco produttiva che lamenta la mancanza di fondi per affrontare il problema dell’equiparazione delle vittime, per sostenere con noi la necessità di rivedere le norme che regolano l’accesso al Fondo di solidarietà. Un modo dignitoso per rendere omaggio alla memoria di quanti verranno ricordati domani per il loro estremo sacrificio. Dinanzi ad eventuali, quanto probabili, omertosi silenzi e tentativi di censura – conclude Ciminnisi -, non posso che prendere atto di come non ci sia la volontà di affrontare la questione o come il timore di danneggiare quanti hanno avuto un congiunto coinvolto con la mafia, induca a più “sane” riflessioni…

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