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I numeri del Tartalife nel Layman’s Report pubblicato sul sito internet del progetto

Oltre un milione di turisti coinvolti, oltre 6 mila eventi pubblici, più di 1500 tartarughe curate nei centri di recupero e, sopratutto, riduzione delle catture accidentali di tartarughe (stimate in oltre 40 mila all’anno solo in nei mari italiani) grazie alle nuove attrezzature progettate dai tecnici.

Sono solo alcuni dei numeri del progetto UE “Tartalife – Riduzione della mortalità della tartaruga marina nelle attività di pesca professionale”- LIFE12 NAT/IT/000937, contenuti nel Layman’s Report pubblicato sul sito www.tartalife.eu e presentato durante il convegno conclusivo del progetto che ha avuto come ente capofila l’Istituto di Scienze Marine del CNR di Ancona e tra i partner il Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Il report (rivolto al grande pubblico e redatto al termine dei progetti europei per esporre le attività svolte all’interno degli stessi) riassume le novità tecniche e le informazioni finalizzate alla conoscenza dell’interazione tra la Caretta caretta e i sistemi di pesca e alla riduzione della mortalità.

Le proposte più importanti hanno riguardato: la sostituzione degli ami tradizionali nei palangari con gli ami circolari che riducono al minimo la possibilità di ingestione dell’amo (53 barche e 239 pescatori coinvolti nelle prove); i dissuasori luminosi nelle reti da posta (4 barche e 14 pescatori coinvolti con i LED UV); il TED (acronimo di Turtle Excluder Device), una particolare griglia inclinata che permette la fuoriuscita della tartaruga catturata dalle reti a strascico senza compromettere la cattura delle specie commerciali (33 barche e 180 pescatori). E ancora, la proposta di nuove nasse da pesca, le nasse collassabili, che si richiudono completamente su sé stesse occupando pochissimo spazio a bordo e al tempo stesso impediscono fisicamente l’entrata delle tartarughe.

Le nuove tecniche hanno portato all’azzeramento delle catture accidentali nelle reti con TED e dissuasori luminosi e con le nuove nasse, e alla riduzione del 30% delle catture con gli ami circolari. Risultati raggiunti grazie anche alla formazione dei pescatori (quasi 600 coinvolti nei seminari informativi e oltre 700 sulle azioni di recupero), le azioni di informazione al pubblico, con migliaia di eventi per i turisti, e il programma di formazione per gli studenti “Scopri-Tarta”, che in Sicilia è stato organizzato e gestito dallo staff del Settore Ambiente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, che ha anche gestito i desk informativi a Licata, Porto Empedocle e Sciacca sui fondi FEAMP per gli operatori professionali della pesca. Sempre grazie ai finanziamenti europei sono stati potenziati con nuove attrezzature i centri di recupero, tra cui quello di Cattolica Eraclea (ai quali si sono aggiunti punti di raccolta delle tartarughe, es. a Lampedusa, per lo stazionamento temporaneo) e realizzati dei corsi di formazione per gli operatori. Infine, ben 8 gli articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali che hanno fatto conoscere il Tartalife in tutto il bacino del Mediterraneo e non solo.

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