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Regioni ed Enti Locali

Sicilia: primato per corruzione e frodi

corruzione_rappresentazione_NSecondo uno studio condotto da Unioncamere e dall’Istituto Tagliacarne sulla percezione da parte delle imprese dell’illegalità economica e della criminalità in Italia, la Sicilia ha “finalmente” spiccato in qualcosa:

è infatti la settima regione a più alto tasso di criminalità economica che riguarda le imprese, criminalità che frena irrimediabilmente il fatturato annuo delle stesse imprese vittime di queste “attenzioni” da parte della criminalità organizzata. Corruzione (65%), frodi finanziarie (28,7%), lavoro sommerso (19,6%) sono, a giudizio delle aziende, gli ambiti di attività illegale maggiormente presenti nel proprio contesto economico.

Dall’indagine, che ha coinvolto diverse imprese, è emerso che Lombardia e Lazio sono le regioni nelle quali le organizzazioni criminali stanno investendo maggiormente, diventando le nuove terre di conquista.

Dei dati molto sconfortanti perché – come si legge nel Rapporto – la diffusione della criminalità all’interno di un sistema economico genera nel lungo termine un depauperamento competitivo del sistema produttivo e, di conseguenza, una minore capacità di creazione di ricchezza aggiuntiva del territorio considerato.

In questo quadro poco allegro di criminalità, mafie e furti la Sicilia si piazza addirittura al secondo posto per le infrazioni ambientali accertate nel 2013 con un’incidenza del 12,2% sul totale nazionale. Stessa “pole position” per quanto riguarda poi gli atti di intimidazione e minaccia nei confronti di amministratori locali e funzionari pubblici. Ad eccezione di Enna, che secondo i dati riportati ha un tasso pari a zero, le altre province siciliane registrano tra le maggiori concentrazioni del fenomeno e il capoluogo siciliano conquista persino il terzo gradino del podio con un’incidenza del 6,4% sul totale nazionale.

Stimando anche la presenza di denaro contante quale mezzo di pagamento preferito, anche stavolta la trinacria conferma il suo primato; tra le aree ad alto rischio di utilizzo di denaro contante, che assicura l’anonimato e la non tracciabilità dei flussi, ci sono infatti due province siciliane (Messina e Catania); Agrigento e Siracusa si classificano tra le aree a rischio medio-alto mentre Caltanissetta, Enna, Palermo e Trapani sono tra quelle a rischio medio. Solo Ragusa rileva un basso rischio per utilizzo eccessivo di contante.

Tra gli scopi dello studio vi era anche quello di stimare la vulnerabilità economica delle province italiane. In tale ambito le province siciliane mostrano indici bassi, a dimostrazione del fatto che le asperità economiche ascrivibili alla crisi hanno reso i sistemi produttivi del Nord e del Centro potenzialmente più appetibili rispetto ad agenti infiltranti: se Milano con un indice di 149,1 si colloca al primo posto, Palermo si piazza sessantunesima con un “modesto” 82,2 e Catania è sessantaseiesima con 80,5. Con punteggi molto vicini tra loro, Ragusa (74,9), Siracusa (74,8) e Messina (74,5) occupano rispettivamente le posizioni settantuno, settantadue e settantatré; seguono, più distaccate, Trapani (68,8), Caltanissetta (66,5), Enna (56,9) e Agrigento (44,6), tutte collocate al di sotto dell’ottantesima posizione.

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