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Una Sicilia “senza dialisi”, obiettivo prevenzione: una sfida da affrontare e vincere

antonio granataLa Malattia Renale Cronica costituisce oggi un problema di salute pubblica che colpisce in Sicilia circa 700.000 concittadini di ogni età ed estrazione sociale.

Con questo dato si è aperto stamani all’Ars nella sala Piersanti Mattarella, l’incontro organizzato dalla Società Italiana di Nefrologia (SIN), Sezione Campano-Sicilia diretta dal prof. Antonio Granata (in foto), dal titolo “Vorremmo una Sicilia senza dialisi, fermare la malattia renale cronica – una sfida che la Sicilia deve affrontare e vincere“.

Oggi a Palermo, si è parlato di malattie renali e di come la Sicilia si pone precursore in Italia rispetto ad un sistema di “rete” che può rappresentare un importante traguardo anche in vista di una migliore razionalizzazione dei costi sanitari.

La malattia renale cronica rappresenta infatti uno dei maggiori problemi sociali e sanitari: sebbene i pazienti in dialisi siano solo lo 0,08 per cento della popolazione italiana, ciascuno di essi raggiunge fino a 25 volte il valore della spesa sanitaria pro capite. Un dializzato costa infatti circa 50 mila euro l’anno esclusi i costi annessi, quali ad esempio il trasporto e i farmaci. Si tratta di costi che potrebbero essere adeguatamente ridimensionati se alla base ci fosse una consapevolezza maggiore da parte di tutti, partendo da una corretta prevenzione.

L’evento ha tratto origine dall’evidenza che la Malattia Renale Cronica oggi costituisce un problema di salute pubblica, una pandemia che colpisce oltre 2 milioni di italiani di ogni età ed estrazione sociale.
L’interesse verso la Malattia Renale Cronica, non nasce solo dalla sua diffusione – peraltro in aumento, né dalla sua gravità, visto che aumenta la mortalità e spesso conduce alla dialisi, ma dalla constatazione che è possibile un suo contenimento, tra l’altro a basso costo, sia nel numero di nuovi casi che nel rallentare la sua progressione con adeguate iniziative di prevenzione e di terapia, che solo lo specialista nefrologo è in grado di attuare.

Organizzato dalla Società Italiana di Nefrologia, la giornata ha visto la partecipazione di numerosi esperti nel campo nefrologico, come il presidente nazionale Loreto Gesualdo, i presidenti degli ordini dei medici di Palermo e Catania, il coordinatore del Centro Regionale Trapianti Bruna Piazza, nonchè i rappresentati della “politica” quali l’Assessore Regionale alla Salute Baldo Gucciardi, il vicepresidente della VI Commissione Ars, Vincenzo Fontana e numerosi altri esponenti della politica e del mondo sanitario.

Tutti concordi sull’importanza della prevenzione “primaria” che deve avvenire fin da piccoli. Quest’ultima, accompagnata, eventualmente, da una prevenzione “secondaria” che consiste in una esatta diagnosi che può così dilatare nel tempo la possibilità di vedere dializzato un paziente. Armi utili che servono non solo a rallentare la diffusione della patologia renale ma anche a contenere la spesa sanitaria che essa genera.

Negli ultimi decenni la nefrologia mondiale e quella italiana, in particolare, hanno conseguito eccellenti risultati sia nel campo clinico che in quello tecnologico e farmaceutico. La ricerca scientifica promette, in un futuro non remoto, significative possibilità di cura del nefropatico ed il trapianto, grazie ai progressi in tema di terapia immunosoppressiva, ha consentito e consentirà a decine di migliaia di nefropatici, con il “dono” di un rene, di ritornare ad una vita normale, di studio, lavoro, ozio e persino di attività sportiva anche a livello agonistico.

Sensibilizzare alla prevenzione, corretto inquadramento diagnostico-terapeutico, ricerca e cultura alla donazione sono le pietre miliari su cui le Istituzioni, la Società Italiana di Nefrologia (SIN), l’Associazione Nazionale Emodializzati ed il Centro Regionale Trapianti devono convogliare, condividendoli, i propri sforzi.

Solo con l’impegno di tutti sarà possibile passare dall’utopia attuale di una Sicilia “senza” di dialisi ad una Sicilia in cui l’impatto “dialisi” sia fortemente ridimensionato.

A guadagnarne sarebbero non solo i pazienti, i loro familiari e i contribuenti, ma tutta la società che si potrà solo allora definire civile.

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