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Regioni ed Enti Locali

Agrigento, Distretti Socio Sanitari e assistenza, Cgil: “in caduta libera?”

cgilDa troppo tempo – scrivono Santamaria, Mangione e Raso – si assiste ad un lento ma continuo impoverimento quantitativo e qualitativo delle risorse umane impegnate nella complessa e delicata gestione degli uffici e servizi della solidarietà sociale in tantissimi comuni della nostra provincia.

Pur registrandosi qualche timido e parziale risultato positivo, sul terreno dell’impegno e della disponibilità delle singole Amministrazioni comunali, complessivamente ci sentiamo di affermare che dominano incertezza nel complesso della macchina burocratica amministrativa, disagi dei lavoratori, senso diffuso di malessere e sfiducia dei cittadini che non si vedono garantiti nei loro diritti fondamentali.
Scelte negli anni non fatte, diffusa miopia politica nel non avere saputo e dovuto. Quando era possibile farlo, assumere assistenti sociali, scelte sbagliate e mancanza di volontà si assommano alle tante difficoltà oggettive, dai tagli dei trasferimenti al blocco dei concorsi e del turn-over ed assenza di una aggiornata dotazione organica. In quasi tutti i Distretti socio – sanitari, che ricordiamo non avere personalità giuridica, con tutto quello che ciò comporta, stentano ad affermarsi, a strutturarsi, a decollare gli “Uffici Piano” bracci operativi dei Gruppi Piano, di cui alla 328/2000, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
Gli uffici vivono una condizione complessiva di incertezza e precarietà.
Un modello organizzativo dalle fragili fondamenta perché non può contare su personale certo, dedicato, valorizzandone così ruolo, competenza e riconoscimento professionale.
Si accumulano, spesso, ritardi, si rinviano decisioni, ma la cosa più grave è che non si erogano servizi ai cittadini.
Bisogna evitare che si metta a rischio l’utilizzo di risorse finanziarie non indifferenti a partire dai Piani di azione e coesione prima infanzia ed anziani non auto sufficienti.
Bisogna cogliere tutte le opportunità di spesa che si presentano e che rischiano per mancanza di progetti di perdersi.
Cambiare pagina è una necessità impellente.
A mali estremi, estremi rimedi.
Si proceda attraverso la contrattazione aziendale ed alla concertazione con l’obiettivo di condividere un percorso che inizi, qui ed ora, ad investire nel e sul complesso della macchina burocratica amministrativa, individuando professionalità di indirizzo tecnico amministrativo: uno dei tasselli della catena fondamentale per adempiere, nei tempi dovuti, nella trasparenza e nella certezza delle regole a tutti gli atti amministrativi propedeutici.
Ciò che non è più tollerabile è il solo pensiero che si possa scaricare ogni responsabilità di ritardi nell’erogazione dei servizi o del loro non avvio, sugli operatori sopra esposti, sopra caricati, perché trasformati in “ girovaghi” in una sorta di Jolly tutto fare.
Paradossalmente questo si consuma a fronte di un aumento delle competenze trasferite dallo Stato e dalla Regione agli Enti locali in materia di welfare della comunità.
Appare ovvio che a partire dalle singole Amministrazioni e dal Comune capo fila dei Distretti socio sanitari e quindi dei Comitati dei Sindaci si mettano in atto tutte quelle misure di carattere di urgenza per qualificare, potenziare e strutturare gli Uffici Piano ed istituire, la dove non esiste, il servizio sociale professionale, ricreando così nelle singole Comunità locali e nei posti di lavoro un clima di serenità, di certezza e di responsabilità nel pieno rispetto e tutela della dignità e dell’intenso lavoro svolto da chi opera nei “tanti pronto soccorso sociale”.
Il sindacato, in queste settimane ha provocato diversi incontri con le Realtà amministrative locali per lanciare, ancora una volta, l’allarme sulle criticità, ma soprattutto per offrire contributi di merito e disponibilità concreta per risolvere i tanti vecchi e nuovi problemi che quotidianamente insorgono, dalla cui soluzione dipende, per effetti e ricadute naturali , qualità e quantità di servizi e prestazioni erogate, sbocchi occupazionali ed in primis soddisfacimento dei bisogni della parte più fragile della società“.

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