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Il professor Pira: “La foto a cavalcioni sulla statua di Andrea Camilleri? Fragilità!”

Come abbiamo scritto, nelle ultime ore, è diventata virale l’immagine di una ragazza a cavalcioni sulle spalle della statua di Andrea Camilleri, sicuramente uno degli scrittori italiani degli ultimi anni più conosciuti al mondo. Cosa spinge un essere umano a pubblicare su Instagram una foto di questo tipo. Lo abbiamo chiesto ad un esperto di social media il nostro Direttore Editoriale Francesco Pira (in foto).

Sociologo e professore di comunicazione e giornalismo presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. Il Magnifico Rettore dell’Ateneo peloritano, professor Salvatore Cuzzocrea, l’ha voluto nella sua squadra affidandogli la Delega alla Comunicazione. E’ Coordinatore Didattico del Master in Social Media Manager. Negli ultimi mesi ha avuto tre importanti incarichi: la Vice Presidenza nazionale della SO.SAN l’associazione del Lions Club Italia che si occupa di assistere i bisognosi, la Presidenza dell’Osservatorio Nazionale sulle Fake News di Confassociazioni (il quotidiano Avvenire lo ha definito uno dei massimi esperti) e quello di componente del neonato Osservatorio Internet e Soggetti Vulnerabili promosso dal Corecom Sicilia. Fra i tanti ruoli di prestigio che ricopre Pira è Componente del Comitato Promotore e componente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale di PA Social e Istituto Piepoli.  Negli anni è stato autore di saggi sulla comunicazione e ha firmato notevoli articoli scientifici pubblicati in riviste italiane ed estere e ha svolto il prestigioso ruolo di visiting professor presso l’Università Re Juan Carlos di Madrid e Docente Erasmus presso l’Università di Wroclaw in Polonia.

Professore Pira cosa pensa di questo scatto che alcuni hanno definito una vergogna e altri una bravata?

Per mia natura non mi ergo mai a giudice o a censore. Credo però che la giovane che ha postato questa foto ha voluto attirare l’attenzione su di sé. Mi preoccupa questo bisogno disperato di like.  I pre-adolescenti e gli adolescenti, e questo viene fuori dal mio lavoro di ricerca, in rete ormai “vetrinizzano” ogni momento della loro vita. Un bisogno di essere sostenuti, rassicurati, accettati. Il modo di approcciarsi ai social dei nostri figli mostra la complessità e le contraddizioni della vita sociale dei ragazzi sulla rete, le loro fragilità emotive e le loro insicurezze. E proprio su questo puntano gli adulti che poi costruiscono le reti pedopornografiche.  Non bisogna trascurare il fatto che, i bambini entrano in possesso di un dispositivo mobile a partire dai 5/6 anni ma hanno già utilizzato in modo quasi continuativo i dispositivi dei propri genitori.  I dati, di una ricerca condotta da Pew Research Center nel maggio 2018, mostrano come per i giovani non vi sia più distinzione tra online e offline. Alla domanda su quale effetto abbiano i social media sulle loro vite, solo una minoranza risponde che hanno un effetto positivo (31%), negativo (24%) mentre per il 45% non hanno effetti né positivi né negativi. Questo tipo di risposta rende del tutto evidente che l’utilizzo di tecnologie digitali è ormai parte integrante del proprio processo di costruzione sociale e identitaria.  E’ invece necessario far comprendere, in particolare ai giovani, che lo spazio della privacy è altro rispetto alla pubblicazione, condivisione di porzioni di sé con quello che si ritiene essere il proprio universo relazionale nel quale si ripone fiducia per il solo fatto di essere costituto dal proprio gruppo di pari. Penso che quando ha postato la ragazza su Instagram la foto non ha capito fino in fondo cosa stava facendo.

 

In tanti si sono chiesti come avrebbe reagito il Maestro Camilleri guardando questa foto…

Con ironia. Come quando Fiorello lo imitava sulle tante sigarette da lui fumate. Penso che avrebbe con le giuste parole spiegato alla giovane che quel comportamento era un danno a lei stessa e poi alla statua. Magari glielo avrebbe spiegato usando qualche espressione molto indovinata del tipo: “non mi rompere i cabbasisi”.

 

Cosa pensa della soluzione proposta dal Sindaco Lillo Firetto di installare telecamere di sorveglianza?

Il grande sociologo Bauman sostiene che siamo nell’era della sorveglianza. Può essere utile per individuare chi commette atti contro i beni pubblici ma non risolver il problema culturale. Dobbiamo educare i giovani a rispettare i beni comuni che sono anche loro.

“Educare significa anche coltivare i sentimenti più profondi dell’essere umano, infatti, l’educazione è sinonimo di umanità, di crescita come esseri umani. Il primo passaggio è quindi l’educazione alle emozioni. Gioia, rabbia, paura, tristezza: conoscerle e riconoscerle, ne consente una corretta gestione e il realizzarsi di un sano rapporto con sé stessi e con gli altri. Le emozioni passano, i sentimenti hanno bisogno di essere coltivati”.

E’ questo uno dei tanti insegnamenti che ci ha lasciato in eredità Zigmunt Bauman, sociologo di origini polacche sicuramente uno dei più grandi pensatori vissuto a cavallo tra due millenni.

Saper leggere le emozioni è diventata nell’era ipertecnologica una delle più grandi sfide. La scienza è al lavoro per riuscire a immortalare le emozioni, documentarle e mostrarcele, sullo schermo dello smartphone. Saremo anche costretti, così, a ricordare anche tutte quelle emozioni che avremmo voluto dimenticare, cancellare per sempre. Compresa questa foto che spero dimenticheremo presto.

 

Perché a suo parere sui social perdiamo ogni freno inibitorio e pensiamo di pubblicare tutto quello che di gradevole o assurdo produciamo?

La parte emozionale, e legata al proprio io, deve essere vissuta fuori da uno schermo e fuori dalla realtà virtuale che non è la vita reale. La sfera della privacy deve essere compresa come lo spazio entro il quale ciascuno costruisce il proprio essere, per questo deve essere costruito, protetto, perché è questa la sfera entro la quale prende forma la propria individualità e che ci fa emergere nell’omologazione generale.

 

Da esperto di comunicazione social pensa che questo episodio possa danneggiare l’immagine di Agrigento?

No, penso proprio di no. Anche se continua ad essere virale. Ho appena verificato. Per fortuna sui social girano foto incredibilmente belle. Penso per esempio a quelle della Valle dei Templi illuminata. Poche sere fa sono rimasto incantato ad osservare la bellezza di quelle immagini e non ho potuto fare a meno di immortalare tanta generosità verso la nostra terra. Per sdrammatizzare userei un brano di Franco Califano: “tutto il resto è noia..ma noia…noia..noia…”

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