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Mafia in provincia di Agrigento, Cilona (DIA): “più affaristica-imprenditoriale che stragista e militare” – VIDEO

Una mafia diversa rispetto a quella tradizionalmente conosciuta degli anni ’80 e ’90 e che in provincia di Agrigento vede ancora il predominio di “Cosa Nostra“. Una mafia più affaristica-imprenditoriale che stragista e militare.

E’ ciò che emerge dall’ultima relazione semestrale della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, che ha lo scopo di informare la collettività sull’andamento del fenomeno mafioso e sui risultati conseguiti.

Nel corso di una conferenza stampa il comandante della DIA di Agrigento, Roberto Cilona (in foto copertina) ha spiegato nel dettaglio il panorama criminale in provincia dove “Cosa Nostra” continua a rivestire un ruolo di supremazia, evidenziando un’organizzazione strutturata, verticistica ed ancorata alle tradizionali regole mafiose, nonché un diretto e stretto collegamento con le famiglie palermitane, trapanesi e nissene.

Una mafia che rimane forte da un punto di vista economico e in quello di tipo identitario. “Questa sua forza – afferma Cilona – può declinarsi in una possibilità di avvicinamento da parte di soggetti corruttibili o di imprenditori spregiudicati  che la vedano non più pericolosa e per questo motivo comincino ad intrattenere sinergie aberranti“.

Roberto Cilona DiaDalle attività investigative e informative emerge come anche cosa nostra agrigentina stia vivendo una fase di riassetto degli equilibri interni, con disegni di rimodulazione delle articolazioni. Tale riassetto è attribuibile, in primo luogo, ai numerosi arresti effettuati a seguito di operazioni di polizia, nonché ai decessi e alle scarcerazioni di uomini d’onore, i quali, tornati in libertà, hanno interesse a riprendere le loro posizioni di potere. Nella provincia, l’organizzazione continua ad essere strutturata su famiglie e mandamenti, la cui “competenza territoriale” appare, ora, improntata ad una maggiore “fluidità”, determinata da convenienze di economia criminale. Per quanto riguarda, invece, la “Stidda“, si registra come tale organizzazione, pur rivestendo rispetto a “Cosa Nostra” un ruolo marginale, continua a conservare posizioni di rilievo nel contesto della criminalità organizzata agrigentina. Ad oggi è presente soprattutto nei territori di Bivona, Camastra, Campobello di Licata, Canicattì, Naro, Palma di Montechiaro, Favara e Porto Empedocle.

Ciascuno di noi – afferma Cilona – può fare antimafia. Ogni cittadino può farla. Il crimine organizzato può essere combattuto con piccole azioni quotidiane“. Il comandante della Dia si sofferma altresì sui fenomeni estorsivi e sulle denunce fatte in questi ultimi mesi da imprenditori. Un fenomeno che sembra oggi riguardare, quali vittime, anche piccoli imprenditori e commercianti.

Di rilievo anche l’emergente fenomeno che vede in provincia l’affermarsi di gruppi criminali stranieri, in particolare rumeni e maghrebini. Con il passare degli anni, le suddette componenti malavitose sono aumentate nel numero dei componenti ed hanno acquisito margini operativi anche nelle zone a tradizionale presenza mafiosa, ove “Cosa Nostra” sembra tollerarle, permettendo loro di dedicarsi ad attività criminali di basso profilo, quali il trasporto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti, lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, del “lavoro nero”, il furto di materiale ferroso, le rapine, i furti in abitazione e lo sfruttamento della prostituzione.

Si tratta di gruppi criminali – sottolinea il capo della Dia – spesso legati all’Europa dell’Est, ma non solo, che compiono reati prevalentemente contro il patrimonio, furti, traffico di stupefacenti o legati a un tipo di prostituzione itinerante. Si tratta di un fenomeno che nulla ha a che vedere con la mafia tradizionalmente intesa, che tollera questo tipo di criminalità“. “Si tratta di business economici che non si sovrappongono con la mafia e che, non essendoci delle conflittualità, la struttura più debole può essere servente, anche se ad oggi non vi sono riscontri“.

In ultimo, nell’ambito delle attività di contrasto dell’infiltrazione mafiosa nella Pubblica Amministrazione, è da segnalare che nel novembre sono stati prorogati i termini dell’accesso prefettizio ispettivo presso il Comune di Camastra, disposto a seguito degli esiti dell’operazione antimafia “Vultur”, del luglio 2016, che ha interessato la predetta cittadina.

(Guarda la videointervista)

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