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Regioni ed Enti Locali

Infrastrutture, ponte sullo Stretto e aeroporto Valle dei Templi: il punto di vista degli architetti agrigentini

Per la costruzione del ponte sullo Stretto, ad oggi, sono state già buttate al vento risorse pari a quasi un miliardo di euro. Oggi sembra che il Governo Meloni, e in particolare il ministro Salvini, intenda riprendere il progetto per la concreta realizzazione dell’infrastruttura che costerebbe circa 15 miliardi di euro. L’Ordine degli architetti condivide il progetto di costruire l’importante infrastruttura, che rilancerebbe la Sicilia e in particolare la costa meridionale dell’Isola quale “porta d’Europa nel Mediterraneo”, ma non può fare a meno di segnalare la priorità di realizzare un aeroporto a servizio del territorio agrigentino che impegnerebbe peraltro risorse molto modeste per le casse dello Stato.

“Ben venga il ponte sullo Stretto – afferma il presidente dell’Ordine, Rino La Mendola – che riteniamo un proficuo grimaldello per richiamare nuovi investimenti per le altre infrastrutture siciliane (alta velocità ferroviaria, potenziamento porti, anello autostradale, ecc.). Al tempo stesso, in attesa che lo Stato riesca a reperire le ingenti risorse necessarie per realizzare il ponte, continuiamo a ritenere indispensabile la realizzazione, in tempi brevi e con risorse molto limitate, di un aeroporto a servizio della Sicilia centromeridionale che valorizzerebbe i nostri beni culturali, paesaggistici e ambientali, alimentando il rilancio socio-economico del territorio senza precedenti, anche alla luce dei vantaggi indotti dalla designazione di Agrigento a Capitale Italiana della Cultura 2025”.

L’aeroporto agrigentino impegnerebbe, infatti, risorse dello Stato per un importo di appena 50 milioni di euro, pari alle risorse necessarie per realizzare meno di cinque chilometri di autostrada e pari a una percentuale irrisoria (0,33%) delle risorse necessarie per la realizzazione del ponte sullo stretto.

“Sappiamo bene – continua La Mendola – che la mancata realizzazione dell’aeroporto agrigentino è dovuta soprattutto al veto dell’Enac che continua a puntare demagogicamente sulla non sostenibilità economica dell’infrastruttura. L’aeroporto sarebbe invece più che garantito dalla Valle dei Templi che, nel 2022, ha registrato la presenza di oltre 800mila turisti. Questi numeri, pur senza considerare gli ulteriori richiami turistici determinati dalle tante emergenze del nostro territorio e i flussi legati all’utenza del territorio della Sicilia centro-meridionale, dimostrano che il tema della sostenibilità, utilizzato da chi non vuole l’aeroporto ad Agrigento, è del tutto infondato; basti pensare all’aeroporto di Lampedusa, che sopravvive con un flusso turistico non certamente paragonabile a quello della Valle (meno di 150mila turisti all’anno). Inspiegabilmente, l’Enac, da decenni, pone veti alla realizzazione di un aeroporto nell’agrigentino, puntando sulla sua “non sostenibilità economica nel tempo” mentre, contestualmente, ha consentito l’apertura di scali aeroportuali con un bacino di utenza davvero irrisorio, rispetto a quello agrigentino, come gli aeroporti di Birgi e di Comiso, che sono ad un tiro di schioppo, rispettivamente, da Punta Raisi e Fontanarossa”.

Allora, gli architetti si chiedono: l’aeroporto di Agrigento non si deve realizzare perché troppo competitivo nei confronti di altri scali? Ciò sarebbe uno scandalo e uno schiaffo ai cittadini agrigentini, che pagano le stesse tasse dei cittadini di altre zone di Italia, dove è più che scontato fruire dell’alta velocità su linea ferrata, di autostrade veloci, di porti efficienti e di aeroporti raggiungibili in poche decine di minuti.

“Confidando sull’impegno e sull’operatività del governo nazionale e della giunta regionale in tema di infrastrutture – conclude La Mendola – in attesa del ponte sullo Stretto, chiediamo ai politici che rappresentano il nostro territorio di lavorare, gomito a gomito, al di là di ogni steccato politico, per superare ogni veto e realizzare prima possibile uno scalo aeroportuale, che sarebbe fondamentale per ridurre l’atavico isolamento infrastrutturale che, da troppo tempo, mortifica le straordinarie risorse del nostro territorio e i diritti dei cittadini agrigentini”.